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Tutti gli orologi del mondo ⏰

Ogni persona si distingue dalle altre per il tempo che esprime e dentro cui ha scelto di vivere, inteso non come epoca, ma come modo di giocare col dio Crono.

Credi di vedere e sentire le persone tramite il loro aspetto, la voce, l’odore, il modo di pensare, ma tutti questi elementi non sono rilevanti come tali bensì solo come segni di come la persona sta dentro al tempo, evitando di farsene divorare, o del tipo di tempo che una persona ha.

Ognuno di noi vive in mezzo alle cose che succedono, la nostra essenza é nel vuoto tra due cose che si susseguono, in quel momento infinito in cui getti un sasso in un pozzo e ne senti il rumore quando tocca il fondo.

Ognuno di noi, ancora, ha un tempo unico, diverso da quello di tutti gli altri, lo possiede senza mai averlo, perché l’ha solo ricevuto in dono e per un periodo – ancora una volta – limitato, perché il tempo nella sua essenza ha un inizio e una fine, tuttavia non è mai quelle misure, ma uno qualsiasi dei punti che ci sono in mezzo.

Quando ci piace una persona, ci piace in realtà il tempo di quella persona, ammiriamo il suo modo di giocare con padre Crono e di sfuggire alle sue fauci.

Il desiderio di prossimità, che é un corollario necessario dell’amore, non é la voglia di stare nello stesso spazio, ma nello stesso tempo.

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Che spreco.

Se infliggi una ferita agli altri, perché credi che dare loro quel trauma sia l’unico modo per te di poter essere finalmente felice, l’unico risultato che ne otterrai sarà quello di rendere la tua infelicità ancora più insopportabile.

Questo è il peccato, un ponte buio e marcio illuminato dal male per farti perdere la strada, corrompere la tua anima e renderti sempre più miserabile.

In quanto imperfetti, siamo tutti peccatori e, alla sera, abbiamo tutti un peccato a cui tornare, ma c’è solo una cosa peggiore di ciò: negarlo.

L’anima che nega i propri errori o, ancor peggio, li pone a base del proprio orgoglio e se ne fa vanto, perde per sempre qualsiasi opportunità di felicità e benessere autentici.

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É un mondo di insopportabili.

I termini del dilemma dell’uomo contemporaneo sono la considerazione, che é pur verissima, per cui le persone sono divenute tutte insopportabili, da un lato, e la necessità, ma anche opportunità, di continuare a relazionarsi con loro, i celebri «altri», dall’altro.

A ben guardare, il mondo di oggi appare come una gigantesca cospirazione per far diventare tutti cristiani, perché solo mettendo qualcosa di superiore e di intrinsecamente saggio si possono affrontare situazioni che paiono irrisolvibili con la logica solo del mondo.

In tutto questo, sui social, nei bistrot, nelle palestre, nei luoghi di lavoro e nelle scuole la gente continua ad elargire consigli profondamente demenziali ed estremamente disfunzionali come quello di «trattare gli altri come loro trattano te», un metodo che non può che condurre, ed in tempo assai breve, al fallimento relazionale più totale.

Come diceva Chesterton, se si può divorziare per «incompatibilità», allora c’è davvero da meravigliarsi che non divorzino tutti, dal momento che uomo e donna sono, come é evidente da sempre, incompatibili tra loro e il matrimonio è semplicemente un duello all’ultimo sangue che nessun uomo e donna d’onore possono, nonostante questo e anzi proprio per questo, permettersi di rifiutare.

Oggi la sfida é andare contro l’evidenza, perché il cuore, da solo, ha sempre più ragione di mille ragioni, e perdonare settanta volte sette, come ci insegna il nostro grande Maestro, e poi andare avanti, nonostante tutto, a voler bene in modo autentico anche a chi ci ha ferito, deluso, mancato di rispetto, giudicato, anche perché noi stessi, nessuno escluso, abbiamo bisogno, per primi, di essere perdonati.

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Non puoi servire due padroni.

É evidente che un figlio non è né un obbligo, da un lato, né un diritto, cosa che spesso nella società contemporanea dissimula un vero e proprio capriccio, dall’altro.

Avere figli é un dono meraviglioso.

É una cosa molto importante, perché una delle leggi dell’anima e dell’universo é che la vita premia sempre la vita: più crei, più aiuti e più ricompense riceverai.

La vita premia sempre chi aiuta la vita.

Quando metti al mondo un figlio, generi un essere che prima non esisteva e che é destinato a vivere in eterno, quindi realizzi il gesto creativo più vasto possibile per un uomo e ti apri alla vita nel modo più ampio.

Che cosa c’è che non va allora nel discorso della Mennuni, che ha detto che lo Stato deve operare per fare di nuovo apprezzare alle donne la bellezza della maternità?

Se chiedi a me, non c’è davvero nulla che non vada. Ha ragione al 100%. Anzi, non solo ha ragione ma ha fatto un discorso estremamente opportuno.

Allora perché tante reazioni così isteriche, come se avesse detto che le donne devono suicidarsi in massa o sottoporsi tutte a
infibulazione?

Chi vive in cattività, cioè la maggior parte delle persone in Occidente oggi, mal sopporta la bellezza e chi gliela vorrebbe mostrare, perché lo mette di fronte al suo fallimento, alle sue inadeguatezze e, alla fine, alla bruttezza della sua vita.

Quando conduci un’esistenza piena di ombre, arrivi a detestare la luce che le fa risaltare ancora di piu, esattamente come un vampiro, una creatura dell’oscurità, inizia ad agitarsi, smaniare ed urlare quando viene attinto dal sole.

Oltre a ciò, un altro motivo di tanta isteria é il fatto che il discorso della Mennuni strappa le donne dall’ennesima illusione al cui interno si erano messe a vivere e le fa sentire, in molti casi, in colpa, anche se di questo probabilmente molte non hanno una precisa consapevolezza.

Una delle tante gigantesche balle che ci hanno raccontato é che una donna possa fare egregiamente due lavori al tempo stesso: quello di mamma e quello di lavoratrice fuori casa.

Purtroppo, questa è una balla colossale.

Però molte donne, quasi tutte, ci hanno voluto credere e tornare alla realtà è molto doloroso.

La realtà è che non puoi servire due padroni: o ti occupi della casa, dei figli e della famiglia o vai a lavorare fuori casa.

La boiata per cui la donna deve avere la sua «indipendenza» é appunto una boiata senza senso, sia perché a fare fatture e bolle per 1200€ al mese quando ne paghi 600€ di asilo e 2/300 al mese di food delivery non raggiungi nessuna indipendenza, sia perché ci sono mille altri modi per organizzare economicamente una famiglia in modo che la donna, in caso di scioglimento della stessa, sia adeguatamente tutelata – questo lo dico anche come avvocato.

La realtà è, come ha detto C.S. Lewis, che il vero lavoro, il lavoro più importante, é quello della maternità e tutti gli altri lavori servono a mantenere, sorreggere e rendere possibile quello, perché nei figli c’è – e questo vorrei capire come uno potrebbe fare a negarlo – il nostro futuro.

A me non frega assolutamente un razzo se la stazione spaziale é pilotata da una donna, forse potrebbe essere addirittura un eccellente esempio per illustrare la vastità del razzo che a uno può fregare.

Mi interessa molto di più che i nostri figli stiano con le loro mamme, anziché venire sbattuti nei nidi a sei mesi, e che queste mamme siano tranquille, serene, centrate perché contente della loro scelta di occuparsi della famiglia e perché sostenute da bravi e degni uomini.

Nel parlare della bellezza di progetti del genere, sui quali il mondo per inciso si è retto per milioni di anni, non c’è ovviamente alcun giudizio per chi del tutto legittimamente sceglie di non avere figli.

Il giudizio è solo per quei depensanti che vorrebbero impedirti di dire una cosa semplicissima cioè quanto é meraviglioso avere un figlio e potersene occupare a tempo pieno e – addirittura – avere come «capo» il proprio marito anziché il marito di un’altra che ti trovi come capufficio.

Voi fate come volete, ma nessuna donna, come nessun uomo, può fare bene due lavori, perché le ore del giorno sono sempre 24, non ci sono razzi.

Potete gasarvi finché volete, farvi complimentare da altri dementi sui social, arrabattarvi, sgomitare e arrampicarvi sugli specchi, ma non potrete mai servire bene due padroni: dovrete sempre scegliere, in qualche modo, tra la famiglia e il «lavoro» fuori dalla stessa.

Questa è una realtà oggettiva, non è colpa della Mennuni che ha al massimo la «colpa» di avervi tirato fuori per un attimo da quel mondo di illusioni in cui voi donne tendete a vivere e in cui state precipitando sempre di più – considerato che, coi maschi depotenziati di oggi, ci sono sempre meno persone disposte a ricordarvi che ore sono davvero.

Ecco perché le reazioni sono così isteriche ed esagerate, perché in fondo la Mennuni ha solo ragione, ma si è fatta latrice di una verità che oggi molti non sono o non sono più in grado di affrontare.

Ma se non siamo in grado di capire cose elementari come queste dove vogliamo andare come società?

Torna al ragoût 🍲 appena puoi.

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La faccia nascosta della luna 🌓

Se una cosa é inventata, é molto più importante che se fosse reale, perché le cose reali sono solo fatti, a volte generati dal caos senza alcun significato, mentre la fantasia é sempre prodotta
dall’inconscio.

Per questi motivi, le fiabe popolari europee raccolte direttamente dalla tradizione orale per opera dei vari compilatori di libri a riguardo sono molto più importanti delle cronache storiche,
accuratamente verificate con i documenti dagli studiosi.

Analogamente, i poemi omerici potrebbero non essere la storia dei Greci in maniera così precisa, mentre sono invece, ed in maniera precisissima ed indiscutibile, la loro identità.

La storia, da questo punto di vista, é una materia angusta per la nostra anima, che torna a respirare solo con la letteratura, tanto é che gli storici più seguiti sono quelli che tornato ad iniettare quel carattere, nei protagonisti della cronache, che i più asettici studiosi avevano in precedenza accuratamente rimosso, col bel risultato di rendere il tutto noioso.

Se questo è vero, come é verissimo, quanto appare vano lo sbracciarsi degli uomini tutte le volte che intendono mostrare che una cosa è vera perché è accaduta, quando invece é molto più rilevante che una cosa sia importante in quanto é stata sentita.

Segui il blog terredellanima▫️it, dove presto racconterò una storia antica, vecchia di secoli, che però aveva profetizzato una forma di maschilismo realmente tossica e di cui le donne di oggi non hanno purtroppo alcuna consapevolezza: la storia di Christman
Genipperteinga.

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Da femen a demen.

Il demenfemminismo é cosi sballato, grottesco e contrario alla logica e al senso di umanità da esser arrivato a produrre risultati opposti a quelli che si erano prefissi i suoi sostenitori e le sue sostenitrici.

Molti, infatti, si stanno chiedendo come poter aderire ad una ideologia, una prassi mediatica e una forma di pensiero che mette i due sessi, abituati a collaborare con egregi risultati da milioni di anni, uno contro l’altro. Molti altri, ancora, si chiedono se tutto questo vittimismo non sia del tutto fuori luogo, considerato che la pressoché totalità delle persone ha avuto padri e nonni molto più funzionali che disfunzionali, che si tiene ancora cari o di cui serba con piacere e gratitudine il ricordo.

Inoltre, la propaganda demenfemminista é cosi stucchevole e ubiqua, dalla rai, agli operatori telefonici, alle aziende, ai maschi celebri che sono caduti dal seggiolone da piccoli e chiedono scusa a nome di tutto il genere maschile o riformulano sacre preghiere cristiane, da essere disgustante in sé, anche qualora, per assurdo, avesse ragione, per tutti coloro che hanno un minimo di spirito di indipendenza e che non amano farsi dire dai media, dalle grandi società commerciali, dalle stelle dello spettacolo e da altri soggetti ambigui e
inaffidabili che cosa devono pensare.

In tutto questo battage pubblicitario e propagandistico, multicanale, ossessivo, reiterato infinite volte, in tutto questo, dicevo, la povera Giulia é diventata, ogni giorno, sempre più piccola, fino a scomparire pressoché del tutto, per lasciare il posto ad una vera e propria gara di demenza a chi la spara più grossa e tiene, poi, il punto della sua boiata per più tempo.

Giulia, da persona che era, é diventata solo un personaggio nelle mani di politici, giornalisti, opinionisti, blogger, nani, ballerine e tutto il circo che infesta il nostro bellissimo Paese, nel tentativo spasmodico di dimostrare la propria presunta superiorità morale, destinato ovviamente a sciogliersi come neve al sole.

É facile dire che così Giulia è stata uccisa una seconda volta: non esiste più come persona, come anima per cui pregare (cosa che resta sempre la più importante in contesti e situazioni del genere), ma come mero strumento di un sistema politico mediatico balordo che, alla fine, non fa altro che aggiungere criminalità alla criminalità.

Una, dieci, cento, mille Giulia… Ma Giulia é una sola. Le altre sono, appunto, altre: vite diverse, donne diverse, storie diverse.

L’anima di Giulia vive ancora e puoi pregare per lei.

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La biblioteca universale.

Nessuno vuole confrontarsi con opinioni diverse dalle proprie, tutti vogliono solo esaltarsi leggendo cose scritte da quelli che la pensano come loro.

In questo contesto, i social non servono a produrre nuove idee, ma solamente a creare bolle di persone che condividono lo stesso punto di vista, con lo scopo di illudersi che quel medesimo punto di vista sia così sostenuto da più uomini e donne di quelli che lo sostengono veramente.

Tim Berners Lee aveva creato un sistema, il web, per mettere in collegamento tra di loro le informazioni, lo switch che c’è poi stato su internet coi social é che, con essi, si é passati al mettere in collegamento le persone, anziché le informazioni.

Così internet ha completamente fallito la sua missione di diventare la più grande e utile biblioteca dell’umanità per finire ad essere per lo più un luogo dove nascono e crescono nuove cricche tra le persone che così non solo non ottengono nuove informazioni, evolvendo di conseguenza, ma vengono incoraggiate sempre di più a restare dentro ai propri limiti, senza alcuna motivazione ad evolvere.

É come se la biblioteca del mondo fosse stata rasa al suolo per farci un bar dove sia le bariste che le avventrici per vestirsi usano pochissima stoffa e dunque quel poco di attenzione residua di tutti viene costantemente tenuta virata sulla sessualità.

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Fight the power!

Michele Serra mi é sempre piaciuto tantissimo, sin dai tempi del compianto Cuore, che acquistavo e leggevo avidamente perché, pur essendo compilato da uomini evidentemente molto di sinistra, era realizzato da veri talenti e faceva ridere di gusto.

Anzi, ancora di più: quel giornale satirico contribuiva a illuminare e corroborare quelle poche cose in cui la sinistra, va riconosciuto, ha ragione, anche se poi i partiti che si dicono di sinistra sono i primi a non fare niente a riguardo.

Serra é un giornalista e uno scrittore di talento, una delle poche persone non di destra che ho sempre continuato a seguire anche successivamente, ma adesso che ha deciso di mettere la sua arte al servizio della propaganda femmidemente di questi giorni non lo stimo più.

Un intellettuale che diventa conformista é finito ed inutile.

L’intellettuale deve capire le cose e metterle a disposizione per chi da solo non riuscirebbe ad arrivarvi, deve avere doti di intelligenza, coraggio, lealtà e fedeltà alle proprie idee, indipendenza – guarda caso, sono in larga parte tradizionali valori del maschile.

Se non è più in grado di esprimere questo, un intellettuale farebbe molto meglio a ritirarsi e scrivere magari solo narrativa.

Il suo ultimo, triste intervento rappresenta il portato della castrazione intellettuale del maschio che rinuncia ad essere se stesso e a declinare ciò in cui crede veramente per fare contenti gli altri o comunque i potenti, cosa che in sé rappresenta la negazione del maschile, che é selvatico, legato al bosco, e dunque non solo non conformista, ma in grado di violare volentieri qualsiasi regola, ogni qual volta é necessario per fare il bene.

É un altro, ennesimo, modo di chiedere scusa, che interviene però in un contesto in cui non ci sono i presupposti per scusarsi di niente.

La figura del maschio, ricorda il grande Risé nel suo bellissimo saggio, é stata resa oggetto di una vera e propria character assassination, della cui violenza in questi giorni vediamo una particolare recrudescenza. Il maschio, inoltre, é stato trasformato in una macchina per produrre scuse del tutto fuori luogo.

Chi cede a tutto ciò, tuttavia, perde la considerazione di tutti, maschi e femmine.

Non importa quanto martellante sia la propaganda femmidemente, non importa cosa dicono, quante volte lo dicono, dove lo dicono e come lo dicono: in quello che dicono non c’è, e non ci sarà mai, un solo grammo di verità.

Dillo ai tuoi amici, dillo ai tuoi parenti, dillo a tutti, anche alle donne, ce ne sono tantissime che hanno bisogno di sentirselo dire e di sapere che ci sono persone che la pensano diversamente.

Senza nessuna presunzione, io cercherò di stare sempre dalla parte della verità, come ci hanno insegnato tutti i veri maestri che gli uomini hanno avuto nel corso dei secoli, non questi venduti per 30 denari di oggi.

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Questa é la mia opinione: ed io la condivido!

Onestamente, non prendo parte sui fatti del medio oriente perché, come intellettuale, nel mio molto piccolo ovviamente, trovo sempre estremamente volgare adottare una singola visione tranchant in situazioni che sono oggettivamente molto complesse.

Maggiore è la complessità e maggiore appare la stolidità di chi arriva con quattro parole in croce o uno slogan per sostenere una o l’altra parte, tipo il demenzialissimo e offensivo (per chi lo adotta) «c’é un aggressore e un aggredito».

Poi come uomo ultrateotrad non vedo mai israeliani, palestinesi, gay, trans o etero ma solo uomini e persone e così spontaneamente riesco a relazionarmi da sempre bene con tutti quelli che entrano nella mia vita o incrociano il mio percorso.

Infine trovo da presuntuosi pensare che la nostra opinione su quei fatti possa avere la minima rilevanza. La realtà è che la tua opinione sulla geopolitica non conta assolutamente niente e probabilmente quando ti metti ad esporla non ti ascolta volentieri neanche tua madre.

Il mio consiglio semmai é quello di ricominciare a scrutare le facce di quelli che ci sono vicini, o perché ci sono cari o perché la vita ce li ha messi accanto, e vedere che cosa possiamo fare per loro.

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