Perché il counseling professionale?
Perché il counseling professionale?
In questo meme, purtroppo, c’è molto di vero.
Il counseling, un tempo, faceva parte della vita quotidiana e della relazioni, era normale per le persone scambiarselo vicendevolmente.
Oggi, quando sei angustiato da qualcosa, invece è difficile trovare qualcuno che:
– abbia tempo per ascoltarti;
– sia disposto ad ascoltarti;
– lo faccia senza giudicarti, solo con lo scopo di farti compagnia nelle tue emozioni e generare una connessione.
Tutto ciò a molto a che fare con l’ingresso, o sarebbe meglio dire spedizione, delle donne nel mondo del lavoro e con la riduzione della famiglia allo stato nucleare.
Un tempo sarebbe stato facile per chiunque trovare una nonna, o una mamma, disposta ad ascoltarti anche solo per la curiosità di sapere davvero come stai, magari mentre sbucciava i piselli o preparava i pasti, cosa che spesso si finiva per fare insieme, sentendosi ancora più connessi gli uni agli altri.
Oggi la famiglia è nuclare, i nonni vivono altrove, tutti e due i genitori lavorano, i fratelli hanno le attività o devono studiare, non sempre si ha voglia di confidarsi con un amico, perché spesso non c’è una №connessione sufficientemente profonda da sentire di potersi aprire.
Così nasce il counseling professionale a pagamento, di cui ho pieno lo studio…
Ma il counseling deve tornare nella vita quotidiana perché senza counseling le relazioni semplicemente non sono!
Non sono autentiche, non hanno valore, non conferiscono connessioni significative e l’individuo finisce per sentirsi solo in mezzo alla folla, una sensazione davvero desolante.
Per tornare a questo, devi prima crescere tu, acquisire le
consapevolezze giuste, prestare un ascolto di qualità agli altri.
Pian piano tutto ti tornerà indietro.
Come é stato detto: «sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo».
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