Vegliare ma anche pregare.
Il più grande errore dei praticanti e soprattutto sostenitori della mindfulness é stato quello di dividerla dalla preghiera, presentando questo grave sbaglio addirittura come fosse un vantaggio, potendo, ora che é diventata laica, essere praticata da tutti.
É una boiata, molto grossa anche.
La presenza, il celebre qui ed ora, si manifesta e si ottiene se il lavoro di consapevolezza e coscienza é unito alla preghiera, intesa come connessione con Dio o il divino.
Il nostro amato maestro Yeshua l’ha detto nella maniera, come sempre, più chiara possibile: «vegliate e pregate in continuazione».
Non solo consapevolezza, dunque, ma anche preghiera, intesa come connessione con Dio.
Per me, è impossibile connettermi col presente senza connettermi anche con Dio.
Come uomini abbiamo due dimensioni e, anzi, siamo la specie animale cui é stato assegnato il compito di congiungere la sfera materiale con quella spirituale, realizzare lo sposalizio felice tra la terra e il cielo nelle nostre vite.
Il presente ti aiuterà a stare connesso a Dio, Dio ti aiuterà a stare connesso col presente.
Lui ci aveva creati col presente e nel presente; é stato l’uomo, siamo stati noi, a uscirne mangiando non la mela, ma il frutto dell’albero della conoscenza, secondo il racconto della Genesi, che ci ha donato passato e futuro, vivendo nei quali però non siamo felici…
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«the number one thing I do to maintain peace of mind, spirit, and presence is indeed that morning “time with God,” and even more specifically, my petition to God at the end of that morning time to “anoint me with the Holy Spirit»
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