Milano Calibro 9: perché (ri)guardarlo.
Uno dei miei film preferiti in assoluto. Anche se ormai datato, non posso smettere di tornare, ciclicamente, a rivederlo.
Ecco i suoi punti di forza, in ordine rigorosamente sparso.
1) Personaggio / protagonista maschile fortissimo, un vero
ultra-alpha. Ugo Piazza sviluppa un suo piano per fregare gli altri delinquenti e lo porta avanti con determinazione e intelligenza. Prende un sacco e una sporta di legnate, ma non se ne lamenta mai, anzi quando gliene viene chiesto conto denega e minimizza. Impossibile non amarlo, infatti Rocco, il suo antagonista, alla fine cade preda dell’ammirazione per lui avendone capito, finalmente, le mosse.
2) Tratto dai racconti di Scerbanenco, che era un vero maestro del genere.
3) Colonna sonora meravigliosa ed efficacissima nel rendere
l’atmosfera di una città che sembra esistere a cavallo della fantasia dell’autore e della realtà, come tutte le grandi opere d’arte rende lo spirito di Milano quasi più della visione di Milano stessa, basta sentire qualche prima nota per venire sbattuto nella città e nella storia e in quei milieu padani che gli abitanti dei luoghi possono agevolmente ri-conoscere.
La colonna sonora si può ascoltare su spotify, basta cercare col titolo della pellicola.
4) Balletto di Barbara Bouchet a metà film. Ammiratissimo,
copiatissimo, in particolare da Tarantino, che questo film lo ha saccheggiato in lungo e in largo.
Esiste un seguito, ma non è all’altezza dell’originale, soprattutto per il protagonista maschile che non ha neanche lontanamente la verve di quello precedente, cosa che peraltro fa molto riflettere anche suo mutamento in generale dei tempi e del costume.
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