Le belle addormentate.
L’uomo contemporaneo è ormai piuttosto avvezzo all’incostanza femminile che, un tempo tollerata, sia pure a volte a fatica, oggi viene addirittura incoraggiata, e in qualche caso persino celebrata, come se fosse una virtù, tanto da aver finito, com’era ovvio, per dilagare.
Oggi potrebbe sorprendersene solo un uomo che avesse vissuto gli ultimi decenni da eremita su una colonna, isolato completamente dal mondo.
Se, dunque, nessun maschio contemporaneo può fare un salto sulla sedia o lamentare alcuna sorpresa quando se la trova di fronte, resta però vero che non ci sono strumenti adeguati per trattarla o comunque lui non ne dispone. Così finisce per ritirarsi come di fronte ad un nemico soverchiante che é inutile tentare di combattere.
Del resto, non si può costringere nessuno, che non lo desideri per primo, ad evolvere.
Le prime vittime di tutto ciò non sono però gli uomini, ma le donne stesse, che finiscono per sprecare la loro intera esistenza nella ricerca di una realizzazione impossibile da conseguire, in particolar modo appunto quando la si ricerca, perché funziona come il sonno, o la felicità: che più li insegui e più loro si spostano lontano.
Eppure questo è l’insegnamento che viene ammannito oggi alle donne: pensare, finalmente, a loro stesse, dopo secoli, anzi millenni, di presupposta – in realtà, completamente inesistente – schiavitù, tanto che, se una donna oggigiorno non realizza qualche macello nel tentativo di trovare se stessa, viene quasi considerata una traditrice del genere e una specie di troglodita, come se, ad esempio, aborto e divorzio non fossero tragedie e traumi mai superabili, ma vie evolutive.
L’egoismo, peraltro, è il luogo dove vanno a morire le anime e questo per tutti, sia maschi che femmine, ma in particolar modo per le donne, che sono esseri che si possono realizzare solo donandosi agli altri. Se una donna, tuttavia, intende costruire una famiglia, impegnarsi seriamente per tenerla in piedi e procreare felicemente in seno alla stessa, tutte cose che richiedono notevole impegno e apertura verso l’altro, viene criticata, proponendosi invece il modello della femmina che si “realizza” sul lavoro.
Come diceva Chesterton, il femminismo però manca di spiegare, tra le tante cose, una in particolare e cioè perché dovrebbe essere considerata schiava una donna che ubbidisce al marito e attende ai figli e non una che serve e ubbidisce il datore di lavoro, i clienti, i colleghi.
É sconsiderando tutto questo che le donne finiscono per perdersi sempre di più (con la convinzione di essere, tutto all’opposto, in via ed in corso di realizzazione), mentre gli uomini, a forza di essere considerati inutili, sono diventati inutili per davvero, perché non hanno più gli strumenti per tirare fuori le donne da questi veri e propri cortocircuiti, anche quando sono uomini evoluti.
Il principe non può più sconfiggere il drago e liberare la principessa, perché la principessa si tiene prigioniera da sola e, anche se uccidi il drago, lei non uscirà più dalla fortezza. Non può più baciarla, e rompere così l’incantesimo che la tiene addormentata, perché quel maleficio è stato fatto da stregoni potentissimi e ancora non se ne é trovato il rimedio.
Le relazioni sono avvelenate, il gioco è truccato, bisogna pregare e vegliare in ogni momento.
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