I martedì del risveglio: tornare presenti

I martedì del risveglio: tornare presenti

Ci sono periodi nei quali non ci manca la forza, non ci mancano le idee e forse non ci manca neppure il tempo: ci manca il punto dal quale guardare ciò che stiamo vivendo. Continuiamo a rispondere ai messaggi, a lavorare, a occuparci degli altri, a prendere decisioni; eppure abbiamo la sensazione che qualcun altro stia guidando al posto nostro. Quel “qualcun altro” non è necessariamente una persona. Può essere un’abitudine, una paura antica, una reazione imparata, un pensiero che si ripete fino a sembrare vero.

Da questa esperienza comune nasce “I martedì del risveglio”, un percorso di crescita personale e meditazione esperienziale organizzato a Modena da Il Risveglio delle Memorie. Ventiquattro incontri, uno alla settimana, dal 6 ottobre 2026 al 23 marzo 2027: dodici serate teoriche alternate a dodici serate di meditazione e pratiche corporee.

Mi interessa raccontartelo non come una collezione di argomenti esoterici né come la promessa di trasformazioni istantanee, ma come un invito a fermarti con continuità. Perché la consapevolezza non nasce quasi mai da un’illuminazione spettacolare. Più spesso cresce quando, settimana dopo settimana, impari a vedere un automatismo prima di obbedirgli, a sentire un’emozione prima di giudicarla e a tornare al corpo prima che la mente ti trascini altrove.

1 – Quando vivere diventa un automatismo.

Gli automatismi non sono nemici. Senza di essi dovremmo reimparare ogni mattina a lavarci i denti, allacciare le scarpe, guidare o digitare una parola. Il cervello automatizza ciò che può per risparmiare energie e rendere più semplice la vita quotidiana. Il problema comincia quando lo stesso meccanismo governa anche le risposte emotive, i giudizi, le difese e le relazioni.

“Io sono fatto così”, “questa cosa mi fa sempre arrabbiare”, “devo controllare tutto”: frasi come queste sembrano descriverci, ma spesso ci imprigionano. Trasformano una reazione abituale in un’identità. Se dico “sono ansioso”, l’ansia pare coincidere con tutto ciò che sono; se riesco a dire “noto che in questo momento c’è ansia”, compare invece un piccolo spazio. L’emozione rimane reale, ma non occupa più l’intera scena.

Il primo incontro del percorso è dedicato proprio al risveglio dal “pilota automatico” e alla differenza tra mente condizionata e osservatore interiore. Non si tratta di separarsi freddamente da ciò che si prova. Si tratta di riconoscere che un pensiero è un evento della mente, non un ordine; che un’emozione è un movimento, non una condanna; che una reazione è una possibilità, non l’unica strada disponibile.

Questa distinzione incontra un tema che ritorna spesso su terre dell’anima: l’attenzione. Ho scritto che un digiuno intermittente dai social può aiutare a salvarla, perché una mente continuamente frammentata fatica persino ad accorgersi di essere diventata reattiva. Risvegliarsi, in questo senso, significa ricominciare a scegliere dove stare.

2 – Un percorso lungo, non una serata motivazionale.

La struttura è uno degli aspetti più interessanti della proposta. Non c’è una sola conferenza dopo la quale tornare immediatamente alle abitudini di sempre, ma un arco di sei mesi. Ogni argomento teorico è seguito, la settimana successiva, da una serata esperienziale. La conoscenza viene proposta e poi portata nel corpo; l’idea viene ascoltata e poi messa alla prova.

Questa alternanza protegge da due rischi opposti. Il primo è l’intellettualismo: sapere molte cose sulla presenza senza riuscire a essere presenti durante una discussione, conoscere parole raffinate sulle emozioni senza riuscire a stare accanto alla propria rabbia. Il secondo è l’esperienza senza mappa: vivere sensazioni intense senza un linguaggio che aiuti a comprenderle e integrarle.

Ventiquattro martedì chiedono fedeltà più che entusiasmo. L’entusiasmo è prezioso, ma cambia con l’umore. La continuità crea invece un contenitore: dà il tempo di osservare ciò che ritorna, di riconoscere i propri schemi e di portare nella settimana successiva una domanda nata da quella precedente. È così che un incontro può diventare un percorso.

3 – Le fondamenta: mente, corpo ed emozioni.

Il primo modulo è dedicato alla struttura personale. Si parte dal pilota automatico e dall’osservatore interiore; si prosegue con una lettura energetica dell’essere umano; si affrontano il potere dell’intenzione, la presenza nel qui e ora, l’ombra e la trasformazione emotiva.

Il corpo, qui, non è un accessorio della mente. È il luogo concreto nel quale il presente diventa percepibile. La mente può correre verso una conversazione avvenuta ieri o anticipare un problema di domani; i piedi, il respiro e il contatto con il pavimento esistono soltanto adesso. Radicarsi significa allora spostare l’attenzione dalla storia che ci raccontiamo alla sensazione che stiamo realmente vivendo.

Questo non elimina il dolore e non rende imperturbabili. Permette però di non aggiungere automaticamente una seconda sofferenza alla prima: il giudizio contro di sé, la fuga, l’identificazione totale. Anche un cane, nel suo modo immediato di abitare l’esperienza, può ricordarci qualcosa di essenziale sul valore del presente.

Nel programma si parla anche di centri energetici, campo aurico e relazione tra pensieri, emozioni e biologia. È utile precisare che centri energetici e aura appartengono a tradizioni spirituali e a modelli simbolici: non sono strutture anatomiche riconosciute dalla medicina contemporanea. Questo non impedisce a una persona di usare tali mappe come strumenti di ascolto o di significato, purché non vengano confuse con diagnosi scientifiche e non sostituiscano cure sanitarie quando necessarie.

L’atteggiamento più maturo, a mio giudizio, non è credere a tutto né deridere tutto. È entrare nell’esperienza con apertura e discernimento: ascoltare ciò che risuona, verificare ciò che produce nella vita, lasciare da parte ciò che non aiuta.

4 – I simboli come linguaggio interiore.

Il secondo modulo allarga lo sguardo. Il percorso affronta simboli, archetipi, geometria sacra, principi cosmici, libero arbitrio, tempo circolare e sincronicità. Sono parole che possono affascinare, ma che richiedono anche sobrietà.

Un simbolo non è soltanto un segno da decifrare. È una figura capace di tenere insieme significati diversi e, qualche volta, contraddittori. Per questo miti, fiabe, sogni e immagini archetipiche attraversano epoche e culture. Non ci consegnano istruzioni meccaniche, ma possono far emergere una domanda che la ragione discorsiva non aveva saputo formulare.

Anche la geometria sacra può essere avvicinata come contemplazione dell’ordine, delle proporzioni e delle forme che l’essere umano ha riconosciuto nella natura e utilizzato nell’arte e nell’architettura. Nel programma questa parte sarà affidata anche a Tiziano Guerzoni. Il punto fecondo non è trasformare ogni coincidenza in un messaggio privato dell’universo, ma diventare più attenti alle connessioni senza rinunciare al senso critico.

La sincronicità, allo stesso modo, può diventare un’occasione per interrogarsi sul significato che attribuiamo agli eventi. Non prova che ogni cosa sia stata predisposta per noi. Ci ricorda, però, che la coscienza non è una macchina fotografica neutrale: seleziona, collega, interpreta. È il tema che ho approfondito anche scrivendo che la realtà che vedi dipende dalla tua coscienza.

5 – Terra, gruppo e missione.

Il terzo modulo porta il lavoro interiore verso l’esterno. Si parlerà di energia dei luoghi, linee della Terra, astrologia, ritmi cosmici, risonanza del gruppo e missione di vita. Tiziano Guerzoni interverrà anche nell’incontro dedicato ai luoghi e alla Terra.

Anche qui vale la distinzione tra linguaggio spirituale e conoscenza scientifica. Astrologia, linee energetiche terrestri e ritmologia cosmica, così come sono intese in questi percorsi, non costituiscono strumenti diagnostici o predittivi convalidati dalla scienza. Possono essere esplorati come sistemi simbolici, narrazioni di senso e occasioni di autoriflessione, senza attribuire loro un’autorità che non possiedono.

La parte sul gruppo, invece, tocca un’esperienza molto concreta: cambiamo anche perché qualcuno ci vede cambiare. Un gruppo ben condotto non decide chi devi diventare; offre presenza, confronto e continuità. Ascoltando una domanda altrui puoi riconoscere una parte di te che non avevi ancora nominato. Raccontando un passaggio puoi scoprire che la tua esperienza non è isolata.

La missione di vita, infine, non deve necessariamente assumere una forma grandiosa. Può significare riconoscere una qualità che ti appartiene e darle un posto più vero nelle relazioni, nel lavoro o nel servizio. Il percorso si conclude proprio con l’integrazione: portare ciò che si è compreso nella vita ordinaria e costruire un modo autonomo di continuare.

6 – Perché teoria e pratica devono alternarsi.

Una comprensione soltanto mentale può diventare un’altra forma di distanza. Possiamo spiegare benissimo perché ci arrabbiamo e continuare ad arrabbiarci nello stesso modo; possiamo conoscere la differenza tra pensiero ed emozione e restare travolti da entrambi. Per questo le dodici serate teoriche sono alternate a dodici incontri di meditazione dinamica e pratiche corporee mirate.

La meditazione dinamica non chiede necessariamente di rimanere immobili e silenziosi. Può coinvolgere respiro, movimento, percezione, espressione e ritorno alla quiete. Il valore non sta nell’eseguire perfettamente una tecnica, ma nell’accorgersi di come reagiscono mente e corpo: dove trattieni, dove acceleri, dove cerchi di controllare, dove finalmente lasci spazio.

Naturalmente una pratica intensa deve rispettare le condizioni personali. Se hai problemi fisici, cardiaci, respiratori, neurologici, psichiatrici, sei in gravidanza o attraversi una fase di particolare fragilità, è prudente informare chi conduce e chiedere indicazioni al professionista sanitario che ti segue. Una pratica di crescita personale non sostituisce psicoterapia, assistenza medica o cure prescritte.

Il percorso è curato da Antonietta Triolo, naturopata, e Anna Alletto, psicologa. La pluralità degli sguardi può essere una ricchezza proprio se ruoli, competenze e confini rimangono chiari.

7 – Il calendario completo dei ventiquattro incontri.

Il programma alterna una serata tematica e una serata di meditazione dinamica. Tutti gli incontri si svolgono di martedì.

  1. 6 ottobre 2026: il risveglio dal pilota automatico.
  2. 13 ottobre 2026: meditazione dinamica.
  3. 20 ottobre 2026: la mappa energetica dell’essere umano.
  4. 27 ottobre 2026: meditazione dinamica.
  5. 3 novembre 2026: l’intenzione e la presenza nel qui e ora.
  6. 10 novembre 2026: meditazione dinamica.
  7. 17 novembre 2026: la gestione dell’ombra.
  8. 24 novembre 2026: meditazione dinamica.
  9. 1 dicembre 2026: linguaggi sacri e simbolismo archetipico.
  10. 8 dicembre 2026: meditazione dinamica.
  11. 15 dicembre 2026: la geometria sacra dell’universo.
  12. 22 dicembre 2026: meditazione dinamica.
  13. 5 gennaio 2027: le leggi cosmiche e il libero arbitrio.
  14. 12 gennaio 2027: meditazione dinamica.
  15. 19 gennaio 2027: il tempo circolare e la sincronicità.
  16. 26 gennaio 2027: meditazione dinamica.
  17. 2 febbraio 2027: l’energia dei luoghi e le linee della Terra.
  18. 9 febbraio 2027: meditazione dinamica.
  19. 16 febbraio 2027: astrologia e ritmologia cosmica.
  20. 23 febbraio 2027: meditazione dinamica.
  21. 2 marzo 2027: il gruppo come campo unificato.
  22. 9 marzo 2027: meditazione dinamica.
  23. 16 marzo 2027: integrazione e missione di vita.
  24. 23 marzo 2027: meditazione dinamica.

La sequenza racconta già il senso del cammino: prima riconoscere ciò che accade dentro di sé, poi ampliare la lettura simbolica della realtà, infine ritornare al mondo con una responsabilità più consapevole.

8 – Informazioni pratiche e partecipazione.

Gli incontri sono in programma dalle 21 alle 22:30 presso la Polisportiva San Faustino, in via Wiligelmo 72 a Modena.

Il contributo indicato è di 10 euro per la singola serata oppure di 35 euro per quattro incontri. Poiché calendari, disponibilità e condizioni possono cambiare, ti consiglio di verificare sempre le informazioni e prenotare prima di recarti sul posto. Per farlo puoi contattare l’organizzazione attraverso la pagina Facebook “Il Risveglio delle Memorie”.

Se stai pensando di partecipare, puoi anche chiedere come sono condotte le pratiche, se è possibile entrare a percorso iniziato, quali adattamenti sono previsti e che cosa portare. Fare domande prima non significa essere diffidenti: significa prendersi cura della propria esperienza.

9 – Presto una parte del percorso anche a Vignola.

Presto una selezione degli incontri dei Martedì del risveglio sarà proposta anche a Vignola, presso il mio studio in via Vescovada 497. Sarà un’occasione per avvicinarsi ad alcuni dei temi e delle pratiche del percorso in una sede più raccolta, nel cuore del territorio vignolese.

Il calendario e il programma dettagliato sono ancora in preparazione. Appena saranno disponibili, li pubblicherò su terre dell’anima. Ti invito quindi a iscriverti al blog, così riceverai l’avviso quando usciranno tutte le informazioni, e a entrare nella comunità WhatsApp AperiVignola, dove condividiamo appuntamenti, iniziative e occasioni d’incontro a Vignola.

10 – A chi può servire e con quale atteggiamento.

Questo percorso può interessarti se senti di vivere troppo spesso in reazione, se desideri comprendere meglio il rapporto tra pensieri, emozioni e corpo, se vuoi dare continuità alla meditazione o se sei attratto dai linguaggi simbolici e spirituali senza volerli vivere in solitudine.

Può essere meno adatto, almeno in questo momento, se cerchi una soluzione rapida, una previsione certa sul futuro o un trattamento per un disturbo clinico. Nessun percorso serio dovrebbe promettere di eliminare ogni pensiero difficile o di renderti immune dal dolore. La crescita non ci porta fuori dalla condizione umana: ci aiuta ad abitarla con più spazio, responsabilità e gentilezza.

Ti suggerisco di arrivare con tre disposizioni. La prima è curiosità: prova prima di concludere. La seconda è discernimento: non consegnare ad altri la responsabilità di ciò che senti e scegli. La terza è pazienza: non misurare ogni serata chiedendoti se sei già cambiato. Alcuni passaggi lavorano lentamente e diventano visibili soltanto quando, in una situazione che prima ti avrebbe trascinato, ti accorgi di avere finalmente una possibilità in più.

11 – Due video per approfondire.

Sul canale YouTube di terre dell’anima trovi due contributi particolarmente vicini ai temi del percorso:

  1. La fragilità del momento presente, per riflettere su quanto sia delicato e prezioso tornare davvero a ciò che sta accadendo. 2. Segnalazione del podcast “Mindfulness in voce”, per continuare a coltivare attenzione e pratica anche nella vita quotidiana.

12 – Quando un percorso collettivo incontra il lavoro individuale.

Se partecipando a questo ciclo ti accorgi che un tema personale chiede uno spazio più raccolto, puoi telefonarmi allo 059 761926 e prenotare un primo incontro di counseling, anche a distanza. Il gruppo e il lavoro individuale non sono in concorrenza: il primo offre risonanza, continuità e confronto; il secondo permette di sostare sulla tua storia, sui tuoi tempi e sulle connessioni che per te contano davvero.

Se vuoi proseguire il cammino tra un incontro e l’altro, iscriviti al canale YouTube di terre dell’anima: non promette l’immortalità, ma può tenere viva una buona domanda.

Se questo articolo ti ha incuriosito, raccontami nei commenti quale automatismo vorresti imparare a osservare meglio oppure scrivimi le tue domande sul percorso.


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