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Io sono tuo padre 🌟

A volte si sceglie il peccato per gli altri.

Per amore, paura e disperazione insieme, quella scorciatoia sembra sempre più luminosa, fino che non si decide di imboccarla, é quasi più forte di te. E passi così al lato oscuro, quello dove sei illuso che puoi creare il bene facendo del male.

Altre volte, oggigiorno sempre più spesso, il peccato si sceglie solo per sé stessi.

É la celebre ricerca della felicità dell’uomo contemporaneo, in nome della quale egli è costantemente esortato a non guardare in faccia a niente e nessuno.

La felicità, per l’uomo di oggi e la società in cui vive immerso, è un «diritto» e non importa dunque se, per esercitarlo, é necessario calpestare cose, animali o altre persone.

Ognuno di noi è costantemente incoraggiato a «liberarsi dalle persone negative», sconsiderando che appunto ciascuno di noi è a volte negativo per gli altri e che probabilmente le persone più negative in assoluto sono proprio quelle che dispensano consigli estremamente disfunzionali come questo.

Nel mondo reale, compreso quello dello spirito, la felicità non è affatto un «diritto», é piuttosto una condizione di grazia, ma soprattutto – fai attenzione perché questo è fondamentale – non si può mai costruire sull’infelicità degli altri.

Tutto all’opposto di quello che ti dicono in continuazione, la strada per la felicità passa per l’amore anche per gli altri: non esistono scorciatoie che consentano di evitare ciò.

Chi sceglie la strada buia per amore degli altri, dunque, ha molte più possibilità di redimersi, in seguito, dal male cui avrà dato luogo.

Chi invece lo fa solo per sé stesso non solo non diventa più felice, ma si ritrova con la stessa infelicità di prima, che a quel punto é diventata ancora più insopportabile, e ha molte meno possibilità di salvezza, perché il suo inutile peccato facilmente lo consumerà sempre di più giorno dopo giorno, fino a divorarlo.

Mentre il sole illumina le cose, la luna stende la sua bianca mano sulle anime.

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Io sono mio.

Il delirio autarchico, da cui oggi sono affette molte persone, é solo un precipitato della depressione e della tristezza lasciate agire un po’ troppo e non sufficientemente consapevolizzate.

Dal punto di vista logico, ha lo stesso senso del gesto di colui che, avendo un dito che gli duole, si martellasse, come rimedio, l’intera mano.

Un’altra cosa estremamente importante, che l’uomo di oggi dimostra di essere ben lontano dal comprendere, é che la ricerca della felicità non conduce ad ottenere la felicità, ma, all’esatto opposto, solamente a rendere ancora più insopportabile la infelicità da cui era già interessato.

La felicità funziona come il sonno: ne abbiamo bisogno e ne beneficiamo enormemente, ma ci sfugge nel momento esatto in cui ci mettiamo a cercarlo, finendo per irritarci sempre di più e per farci rivoltare nei nostri letti tutta la notte.

Quando decidi che é ora di pensare un po’ a te stesso, ricordati bene poi che quei pensieri, nei quali riponi grandi speranze, li farai però sempre, necessariamente, con la tua testa e dunque con tutti i suoi limiti, inadeguatezze, miopie.

Sei proprio sicuro di essere tu stesso la soluzione a tutti i problemi che hai avuto finora?

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Non ti basto io? 📱

La promessa satanica sottesa alla nostra epoca digitale é quella di poter fare a meno di relazionarti con gli altri, il tuo celebre prossimo.

Puoi fare benzina senza il benzinaio, fare la spesa nei negozi senza cassiere, illuderti di comunicare usando mail e messaggi senza né incontrare l’altro, né sentirne la voce per telefono, e incontrare in vitro una donna svestita che fa la smorfiosa sussurrando il tuo nome su siti come onlyfans.

Ad oggi, nel 2023, questa promessa, che é appunto diabolica, perché apparentemente piena di luce, ma destinata a condurre senza alcun dubbio all’infelicità, ha già fatto tantissima strada e infatti le relazioni sono ai minimi storici, mai in nessuna epoca sono state così in crisi.

Come tutte le promesse del diavolo, funziona perché fa leva sui nostri peccati e su uno in particolare, il delirio di indipendenza, in cui cadiamo, come sempre, dopo aver sofferto per «colpa», pensiamo, di altri, che poi é un corollario della ben nota ὕβρις.

Quanta gente si sente oggigiorno, un po’ dappertutto, che dice di «bastare a se stessa», di non «aver bisogno» di un uomo o di una donna, di «stare bene da solo», di essersi liberata dei rami secchi, delle persone negative e via demenziando.

Si cade in buche del genere per via di relazioni che ci hanno fatto soffrire, un matrimonio, un genitore, un fratello, un amico.

Ma se mangi un cibo cui sei allergico, la soluzione non può mai essere quella di smettere di mangiare per sempre.

Torniamo sempre a San Paolo e alla sua dichiarazione di essere fiero, al massimo, della sua debolezza.

Come é remoto il suo atteggiamento rispetto a quello dell’uomo di oggi, che nasce già orgoglioso dal ventre materno, come Minerva con scudo e lancia dalla testa di Giove. Oggi non importa quello che uno fa, può fare anche una razzata, ma sarà sempre e comunque orgoglioso di sé.

Come diceva Chesterton, a proposito dell’ateismo, perché mutilarsi e privarsi da soli di qualcosa di utile e prezioso?

Non faremmo prima a riconoscere di essere tutt’altro che indipendenti e di avere bisogno di un rapporto innanzitutto con Qualcuno e poi comunque con gli altri?

Guardalo, l’uomo contemporaneo: si é liberato di tutto, per diventare finalmente che cosa però? Libero, felice?

Messo da parte Dio, messi da parte gli altri, perché lui non ha «bisogno» di queste cose medioevali, con che cosa si é ritrovato?

Con gli psichiatri e gli psicofarmaci. Che poi, per inciso, non funzionano (é ora di dirlo).

Il diavolo, tuttavia, ci racconta solo le balle che noi stessi vogliamo farci raccontare, come nelle truffe: é il truffato che consegna i soldi, in questo caso la propria anima, al truffatore.

Lo so anche io che Dio sembra pesante e gli altri sono insopportabili. Io sono insopportabile, tu sei insopportabile, tutti sono
insopportabili.

Però la scommessa e la sfida della vita é quella di riuscire ad andare oltre quella insopportabilità e relazionarsi con tutti, nonostante i propri limiti, inadeguatezze, difetti e nonostante quelli altri.

Tu sei lì che cerchi un partner che abbia «interessi in comune con te» e non ti rendi conto di essere profondamente patetico perché per una relazione non servono affatto interessi in comune, ma stati evolutivi superiori che consentano di capire e gestire le cose degli uomini.

Bisogna rassegnarsi alla necessità di relazionarsi con gli altri anche quando non se ne ha voglia, perché gli altri sono prolissi,
antipatici, pesanti, offensivi, tutto quel che ti pare.

Il cellulare che ti sussurra in continuazione all’orecchio «non ti basto io?» ti sta mentendo e ci sta riuscendo solo perché tu vuoi credergli e tu vuoi credergli per via delle tue ferite.

Ma il digitale resta solo un mezzo, uno strumento, come il vecchio telefono a disco: ai due poli ci sono e ci saranno sempre delle persone.

Non puoi innamorarti dello strumento e lasciar perdere le persone, se lo farai non potrai mai essere felice.

Evviva noi.

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