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Da femen a demen.

Il demenfemminismo é cosi sballato, grottesco e contrario alla logica e al senso di umanità da esser arrivato a produrre risultati opposti a quelli che si erano prefissi i suoi sostenitori e le sue sostenitrici.

Molti, infatti, si stanno chiedendo come poter aderire ad una ideologia, una prassi mediatica e una forma di pensiero che mette i due sessi, abituati a collaborare con egregi risultati da milioni di anni, uno contro l’altro. Molti altri, ancora, si chiedono se tutto questo vittimismo non sia del tutto fuori luogo, considerato che la pressoché totalità delle persone ha avuto padri e nonni molto più funzionali che disfunzionali, che si tiene ancora cari o di cui serba con piacere e gratitudine il ricordo.

Inoltre, la propaganda demenfemminista é cosi stucchevole e ubiqua, dalla rai, agli operatori telefonici, alle aziende, ai maschi celebri che sono caduti dal seggiolone da piccoli e chiedono scusa a nome di tutto il genere maschile o riformulano sacre preghiere cristiane, da essere disgustante in sé, anche qualora, per assurdo, avesse ragione, per tutti coloro che hanno un minimo di spirito di indipendenza e che non amano farsi dire dai media, dalle grandi società commerciali, dalle stelle dello spettacolo e da altri soggetti ambigui e
inaffidabili che cosa devono pensare.

In tutto questo battage pubblicitario e propagandistico, multicanale, ossessivo, reiterato infinite volte, in tutto questo, dicevo, la povera Giulia é diventata, ogni giorno, sempre più piccola, fino a scomparire pressoché del tutto, per lasciare il posto ad una vera e propria gara di demenza a chi la spara più grossa e tiene, poi, il punto della sua boiata per più tempo.

Giulia, da persona che era, é diventata solo un personaggio nelle mani di politici, giornalisti, opinionisti, blogger, nani, ballerine e tutto il circo che infesta il nostro bellissimo Paese, nel tentativo spasmodico di dimostrare la propria presunta superiorità morale, destinato ovviamente a sciogliersi come neve al sole.

É facile dire che così Giulia è stata uccisa una seconda volta: non esiste più come persona, come anima per cui pregare (cosa che resta sempre la più importante in contesti e situazioni del genere), ma come mero strumento di un sistema politico mediatico balordo che, alla fine, non fa altro che aggiungere criminalità alla criminalità.

Una, dieci, cento, mille Giulia… Ma Giulia é una sola. Le altre sono, appunto, altre: vite diverse, donne diverse, storie diverse.

L’anima di Giulia vive ancora e puoi pregare per lei.

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