10 cose sul counseling.
1) Nonostante l’assonanza col nome, non significa mai dare dei consigli; nel counseling migliore, c’è il divieto assoluto di dare consigli e/o indicazioni.
2) Il counselor, se non dà consigli, che cosa fa allora? Ascolta la persona e formula per lei delle domande specifiche sulla base di quello che ha ascoltato.

3) Le domande servono a stimolare dei processi riflessivi, che portano la persona a vedere, da sola, man mano dei punti di vista diversi dai quali «guardare» alla sua situazione e ai suoi problemi.
4) La maggior parte delle persone sa benissimo quali sono i suoi problemi e cosa dovrebbe fare per risolverli o trattarli, solo che non ne é in grado perché bloccata in quella situazione per un motivo o per un altro.
5) Per rimuovere questi nodi o blocchi il counseling mostra alla persona «incollata» ai suoi problemi che esistono modi diversi e alternativi di guardare a sé stessa e ai suoi stessi problemi, nuove strade che possono essere imboccate per andare verso una risoluzione, una cura, una guarigione.
6) Il counselor mostra alcuni passaggi segreti esistenti in quello che prima alla persona sembrava un muro posto al termine di un vicolo cieco, ma deve sempre essere la persona a trovarli sicuri, opportuni, affidabili e a decidere, di conseguenza, di azionarli.
7) La primissima cosa che fa con te un counselor é ascoltarti in modo non giudicante, in modo da entrare nella tua stessa situazione e condividere le tue stesse emozioni; per quanto la situazione possa essere illogica e le emozioni contraddittorie o addirittura
inspiegabili, il counseling parte sempre da te, coi tuoi errori, limiti, inadeguatezze, ma anche risorse insperate.
8) Il counseling funziona perché non é con i consigli che le persone iniziano a risolvere i loro problemi, ma con le connessioni: é solo quando senti che una persona é insieme a te, sente le tue stesse emozioni o almeno le comprende, accoglie e accetta senza giudicarle, che inizi a guarire; ogni uomo ha bisogno di un complice, e di un fratello, prima che di un maestro.
9) Il mio counseling ha base sapienziale: le grandi tradizioni sapienziali dell’umanità – buddismo, sufismo, cristianesimo, confucianesimo, ecc. – si sono occupate da sempre della durezza della vita e del dolore contenuto nella stessa, offrendo all’uomo strumenti potentissimi per affrontarla; per attingere a questi strumenti, non è necessario essere credenti, basta solo usarli come temi di riflessione ed eventuale implementazione nella propria vita: io come cattolico non ho nessuna difficoltà ad attingere alla saggezza del buddismo, così tu, anche se non credi, puoi ugualmente beneficiare dell’insegnamento dei vangeli, che sono tra i più grandi libri di guarigione e crescita personale mai scritti.
10) Il counseling un tempo faceva parte della vita quotidiana di tutti, tutti avevano un familiare – spesso una donna, a casa dal lavoro, una mamma o più spesso una nonna – o un amico con cui confidarsi e da cui trarre nutrimento per affrontare i propri problemi; oggi purtroppo il counseling spontaneo é pressoché scomparso, col deteriorarsi progressivo delle relazioni parallelo all’importanza sempre maggiore attribuita al lavoro, ma tornarlo a porre al centro della vita dell’uomo può essere un grande obiettivo dell’uomo di oggi – nel frattempo, il counseling professionale può offrire alcuni vantaggi rispetto a quello spontaneo in termini di contenuti e, appunto, professionalità, avendo un counselor
professionista più preparazione ed esperienza.
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