Perdere l’ego.
Come sempre le scritture ti trafiggono con la lama della verità, anche solo con qualche briciola di parola, tanto che c’è ogni volta da rimanere increduli circa la quantità di cose che contengono in poche righe.
L’attaccamento si ha quando ti convinci che per essere felice dovrai ottenere una determinata «cosa», non necessariamente un oggetto materiale, ma anche una situazione, una condizione (come ad esempio, classicamente, la ricchezza) oppure una relazione o l’amore di una determinata persona.
La faccia ancora peggiore dell’attaccamento però è che questa prima convinzione ne porta con sé un’altra e cioè che senza quella «cosa», per converso, credi che non potrai mai essere felice…
Per fortuna, l’attaccamento é solo una nevrosi, l’ennesima costruzione fasulla della mente, mentre la vita non funziona affatto così.
Cosa dice il principe Andrej di Guerra e pace sul suo letto di morte, quando si trova a metà tra questo mondo – che i poeti buddisti chiamano «impermanente» – e quello dei morti?
Che il versetto più bello del vangelo, quello che contiene ed esprime tutta la vita di qua, ma anche quella di là, é quello in cui il nostro grande Maestro buono dice ai suoi studenti «guardate gli uccelli del cielo: essi non seminano, non mietono e non ammassano nei granai, eppure il Padre celeste li nutre tutti i giorni».
L’unica cosa che importa è l’anima, l’ego é una incrostazione che cresce su di noi a causa del dolore e della sofferenza che
necessariamente attraversiamo e che ci risbattono a terra, ma non è mai una soluzione o un metodo di vita, anzi.
Le anime si salvano sempre solo una alla volta.
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