Che cosa avresti?
La riflessione di oggi è una domanda, come nella tradizione del miglior counseling, dove é sempre la persona oggetto della relazione di cura che trova da sola i suoi nuovi punti di vista.
Che cosa avresti se avessi quello che ti meriti davvero?
É una domanda forte, per molti sicuramente anche «scandalosa» in una società come la nostra in cui ognuno di noi spesso si loda da solo, spende abbondanti parole per dire come è orgoglioso di questa o quella cosa che ha fatto, di come può «andare a testa alta» e altre considerazioni pomposette del genere.
Una società che ha creduto e crede ancora in larga parte al mito dell’uomo che si è fatto da solo, che si «costruisce» grazie alle «proprie» capacità.
Come sembra diversa la prospettiva della nostra fede, che parte dal presupposto che noi, tutti, siamo di base cattivi e dobbiamo lavorare su noi stessi per arrivare a qualcosa di buono.
L’uomo contemporaneo spesso non capisce il cristianesimo perché pensa che una fede che considera l’uomo come un peccatore sia limitante e svilente, quando invece all’esatto opposto partire semplicemente dalla realtà, cioè dalla considerazione della grande debolezza sia nel corpo che nello spirito dell’uomo, é il modo migliore per andare più lontano, costruendo la propria persona sulla roccia della verità e non sulla sabbia dell’illusione.
La fede cristiana ti offre invece l’occasione straordinaria di essere, con San Paolo, orgoglioso dell’unica cosa che alla fine hai davvero: la tua debolezza.
Ti lascio con una seconda domanda, corollario della prima: le cose più belle che ci sono nella tua vita le hai acquistate o ti sono state donate?
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