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Ipocrisia e verità: quali sono i valori davvero in ballo a riguardo?

È un ideale condivisibile quello di dire sempre quello che si pensa o non sarebbe invece preferibile pensare a quello che si dice?

DOMANDA – l’ipocrisia: ieri, oggi e domani. Le sue sfaccettature in base allo status sociale. Com’è percepita uomo/donna. E, rispetto al ns territorio.


RISPOSTA – L’ipocrisia oggigiorno è un tema difficile perché in linea di principio tutti sono ossessivamente focalizzati sul dichiarare di detestarla e di esserne privi, mentre in realtà la praticano pressoché in ogni momento della loro vita.

Probabilmente, va annoverata nel catalogo delle nostre «ombre», lati generalmente considerati negativi della personalità umana di cui in realtà abbiamo bisogno, come l’aggressività, l’odio, l’indifferenza e così via.

Quello che c’è da dire in generale riguardo alle nostre ombre è che esse fanno parte di noi «per design» e non c’è niente di più sbagliato di pensare di eliminarle del tutto: il lavoro di crescita ed evoluzione deve essere diretto esclusivamente ad avere quelle consapevolezze che servono per usarle solo quando servono e non in altri contesti. Ad esempio, è inutile diventare aggressivi con un amico, mentre lo può essere con un nemico, mentre ad esempio si sta combattendo una battaglia.

Il tema dell’ipocrisia è presente in letteratura in abbondanza, tutte le commedie di Oscar Wilde giocano sul prendere in giro l’ipocrisia britannica della società di quel tempo. Una commedia che sicuramente potresti andarti a rivedere, o rivedere una delle trasposizioni cinematografiche realizzate in seguito, è «L’importanza di chiamarsi Ernesto», titolo mal tradotto dall’originale inglese che è «The importance of being Earnest», che, appunto nell’originale, gioca sull’ambivalenza del termine «earnest», che è sia un nome proprio di persona che un aggettivo che significa appunto «onesto», cioè privo di ipocrisia.

Molto più recentemente c’è un film da vedere assolutamente, «Il primo dei bugiardi», commedia ambientata in un mondo irreale dove la menzogna è sconosciuta e il protagonista, quasi per caso, ne scopre il potere, che, in quel mondo, è del tutto particolare, dal momento che, non essendoci nessuno abituato a mentire, tutti lo prendono sul serio anche quando dice le cose più improbabile, come quando ferma una completa sconosciuta per la strada e la convince a fare l’amore con lui dicendole che se non lo farà l’intero mondo finirà… Ci sono scene molto esilaranti, come quella in cui sempre il nostro protagonista va a prendere una donna per una serata a cena fuori, è un po’ in anticipo, si scusa e lei risponde con nonchalance «Oh niente, mi stavo solo masturbando». Una commedia da vedere, perché fa riflettere molto sul tema.

Oggigiorno la presunta assenza di ipocrisia è spesso una scusa o un pretesto per comportarsi da maleducati.

Una volta mi è capitato di scrivere che «Io dico sempre quello che penso» è il verso di un narcisista che fa outing, cioè rivela se stesso, perché mette se stesso e la sua presunta superiorità etica e morale sopra a tutti gli altri che, se anche poi si offendono, non ha alcuna importanza: l’unica cosa importante è che «lui» (o lei) abbia «detto la verità».

È evidente che «dire sempre quello che si pensa» non è certo un obiettivo raccomandabile, essendo molto più opportuno, sia oggigiorno che in tutte le epoche dell’uomo, comprese quelle future, il suo esatto opposto, cioè pensare a quello che si dice.

Sempre restando in «letteratura», ti lascio con un clip veloce estratto dalla meravigliosa serie del Dr. House, che, se ricordi, aveva come pay off proprio la frase «tutti mentono». Puoi visualizzarlo qui, nel canale YouTube di «terre dell’anima» al quale ti invito ad iscriverti per ricevere le notifiche di tutti i nuovi video.


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