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L’uomo di oggi e il dolore.

La vita è dura e contiene la sofferenza: è la prima delle quattro grandi nobili verità del buddismo.

In tempo di neopaganesimo, in cui le grandi tradizioni sapienziali della storia dell’umanità, compreso il nostro cattolicesimo romano e, più in generale, il cristianesimo, sono state buttate via, l’uomo contemporaneo resta privo di adeguata spiegazione del dolore e, di conseguenza, di qualsiasi strumento per affrontarlo.

Gettato cognitivamente in un pozzo buio e profondo, in cui viene tenuto prigioniero da qualche vago e impreciso scampolo di logica meccanicistica, l’uomo di oggi diventa completamente naïve e non é più in grado di adottare decisioni adeguate, di dare direzione alla propria vita, in relazione al male che la stessa pur necessariamente é destinata a contenere.

La vita è dura e contiene la sofferenza: è la prima delle quattro grandi nobili verità del buddismo. Da oltre venti secoli, inoltre, grandi pensatori cattolici e non si pongono il tradizionale dubbio “si Deus est, unde malus” – rileggiti, per andare ancora più indietro, il difficile, ma bellissimo libro di Giobbe.

Compito delle tradizioni sapienziali é da sempre appunto fornire all’uomo gli strumenti per affrontare il dolore che, giocoforza, fa parte della vita, ma l’uomo di oggi, sceso del tutto dalle spalle dei giganti del passato, non lo sa.

Egli ha costituito la scienza meccanicistica in divinità. Trascurando il fatto che si tratta solo di un metodo e non certamente di una dottrina del tutto, ne ha fatto un vero e proprio idolo, e questo idolo esige sacrifici di sangue, come tutti i falsi dei.

Come sembra suggerire Chesterton, dunque, l’ateismo é una auto amputazione, che lascia l’uomo privo di un occhio in più per vedere, di una gamba per camminare, tanto più assurda in quanto priva di qualsiasi ragione, come il gesto di chi, in miseria, butta denaro dalla finestra, usa vestiti nuovi come stracci o formatta l’hard disk contenente le informazioni che gli servono per il suo lavoro.

All’uomo di oggi é stato insegnato a non credere in Dio, ma a credere, piuttosto ai medici e alla scienza, così non c’è da stupirsi se di fronte alla perdita di una figlia, peraltro non ancora nata, cosa che purtroppo può succedere, egli rimanga senza altre soluzioni che quella di prendersela col primario, il nuovo dio in cui la modernità gli ha insegnato a credere, finendo solo per produrre ancora più violenza, sia a un proprio fratello che a se stesso.

In tutto questo, ci sono anche menti freschissime convinte che “ci stiamo evolvendo” quando siamo sempre più fragili, immaturi, bambini e incapaci di un minimo sindacale di strategia di coping per avere a che fare con le cose che fanno normalmente parte della vita, come migliaia di pensatori venuti prima di noi, oggi snobbati, hanno insegnato.

Forse è il caso di cercare di risalire sulle spalle di quei giganti, che abbiamo buttato via troppo presto.

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