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counseling

8 cose su quanto dura un percorso di counseling.

1) Innanzitutto dipende dal motivo per cui si è iniziato il percorso e quindi dal tipo di lavoro che ne é oggetto.

2) Se il percorso é stato iniziato per affrontare un singolo problema specifico, come un dolore, una separazione, un lutto, un momento difficile, allora ovviamente la durata del percorso sarà legata a quella della situazione su cui si sta lavorando.

3) Anche intervenendo su un problema specifico é difficile fare previsioni precise di durata, dipende sempre da come reagisce una persona e soprattutto da come collabora col percorso; una cosa positiva è che, dopo due o tre massimo sedute, si può già avere un’idea di come le cose stiano andando.

4) Un altro tipo di ragione per cui si fa counseling, diverso da quello imperniato su un problema specifico, é semplicemente quello di fare crescita personale: irrobustire spirito e anima sempre più, in modo da avere la celebre resilienza tutte le volte che c’è da affrontare qualcosa.

5) Questo secondo tipo di percorso dura quanto vuole la persona che lo segue e, soprattutto, si svolge con la frequenza desiderata da quella persona: come ha detto Erich Fromm, il compito dell’uomo é quello di costruire se stesso ed è un compito che dura tutta la vita.

6) Una volta uscita dalla «fase acuta», la persona che segue un percorso di counseling per un motivo specifico potrà decidere a sua completa discrezione se continuare, magari con una frequenza più rada, gli incontri, oppure di interrompere del tutto, salva la possibilità di ritornare a farne in qualsiasi momento.

7) Nel momento in cui si sceglie di interrompere, o sospendere a seconda del punto di vista, un percorso di counseling, é
raccomandabile rimanere collegati alle risorse principali offerte dal counselor, che nel mio caso sono il blog, il canale YouTube e il podcast di terre dell’anima, in modo da poter continuare a lavorare autonomamente, cogliendo gli spunti offerti dalla risorse e dai contenuti messi a disposizione gratis per la crescita personale.

8) Per quanto riguarda la frequenza degli incontri durante il percorso, anche quella la sceglie a sua discrezione la persona che lo segue, in base sia alle proprie esigenze sia al tipo di percorso: può essere un incontro alla settimana, ogni due, uno al mese, inoltre può essere di un’ora, di due o più, sempre a discrezione del cliente.


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Nel frattempo:

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Manuale per l’uso delle ferite.

Le ferite non si possono mai «superare», come si pretenderebbe oggigiorno: quello che puoi fare al massimo é integrarle, cioè portarle dentro di te, renderle prive di ulteriore dolore e portatrici persino di qualità.

La così tanto inflazionata resilienza, infatti, non è mai congruente all’elasticità, perché quando risali dalla buca nella quale ti aveva sprofondato un trauma non sei mai «quello di prima»: sei uscito dalla buca, ma il trauma é rimasto dentro di te e non se ne andrà mai.

Come dimostra bene il mito di Chirone, di cui ho parlato nei giorni scorsi e che potrai andare a (ri)leggere sul meraviglioso blog storiemairaccontate-punto-it, ogni ferita, se ben integrata dentro te stesso, può renderti più umano, compassionevole, comprensivo e, in ultima analisi, utile agli altri.

La vita senza traumi, ferite o anche solo fastidi non esiste; come sempre la differenza la fa ciò che tu decidi di fare con le difficoltà che la vita ti presenta.

Ricordati – le scritture sono cristalline su questo – che il nostro buon Maestro non è stato portato da Satana nel deserto, ma dallo Spirito, cioè da Dio, suo e nostro padre, evidentemente perché era necessario per la sua evoluzione, per creare una versione migliore di lui.

Questo, per inciso, é il compito di tutti i padri anche oggigiorno: spingere i figli contro il mondo, a forgiarsi nel principio di necessità, di cui tanto ha parlato il sopravvalutato Freud, un compito in cui oggi, da madri che sembrano aver perso ogni forma di sapienza, i padri sono per lo più ostacolati.

Da tutto ciò consegue che delle tue ferite, della tua debolezza puoi essere sia grato, che orgoglioso, perché sono tutto ciò che ti rende più umano, più vero e più autentico.

Ovviamente, quando soffri sogni, come tutti, l’eternal sunshine of a spotless mind: se tu potessi cancellare anche il ricordo di una persona che ti ha fatto star male lo faresti subito, come nel film omonimo.

Ma la nostra esperienza su questa terra non funziona così, la vita ci manda difficoltà in continuazione, dolore, sofferenza e frustrazione, che noi dobbiamo risolvere ed integrare per diventare più grandi di loro, per arrivare a contenerli, perché solo questo ci consentirà sia di affrontarli di nuovo, qualora si dovessero ripresentare, sia di aiutare i nostri fratelli che hanno bisogno del nostro ascolto.

Come San Paolo, sii orgoglioso della tua debolezza, che é la qualità dell’essere da cui derivano tutte le altre, a partire dalla principale e cioè la consapevolezza di appartenere a Qualcuno, un tratto condiviso da credenti e innamorati, due condizioni in cui guarda caso ci ritroviamo quasi sempre ad essere finalmente ed inusitatamente felici.

Tutto ciò deve essere ben considerato anche dai genitori che, nella smania di proteggere i figli, li distolgono da tutte quelle difficoltà che sono indispensabili, al contrario, per farli crescere. Come disse la grande anima Gandhi, bisogna lasciare che i figli si scottino le dita.

Se una persona ti mostra le sue cicatrici e ti parla di esse, significa che vuole farti vedere la parte più intima e più autentica di sé: non accoglierla con fastidio, ma disponiti ad ascoltarla con profitto, perché molto probabilmente non sarà l’ennesimo incontro fine a se stesso.

Ascolta sempre.

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