La cultura non basta a proteggerci dai demoni

La cultura non basta a proteggerci dai demoni

1) La frase di Chesterton.

«Alcune delle culture più civili e altamente organizzate, come Cartagine nel momento della sua massima ricchezza, conobbero il sacrificio umano nelle sue forme peggiori. La cultura, come la scienza, non protegge dai demoni.»

Queste parole di Gilbert Keith Chesterton provengono dal saggio “About Sacrifice”, raccolto nel volume As I Was Saying, pubblicato nel 1936. Puoi leggerle nel testo originale dell’opera di Chesterton.

È una frase breve, brutale e necessaria. Smentisce una delle superstizioni più resistenti della modernità: l’idea che una società, diventando più istruita, ricca, organizzata e tecnicamente avanzata, diventi automaticamente anche più buona.

Non è così. La cultura può raffinare la sensibilità, la scienza può guarire malattie e la tecnica può liberare dalla fatica. Sono beni immensi. Ma nessuno di questi beni contiene, da solo, la risposta alla domanda decisiva: per che cosa useremo ciò che sappiamo e ciò che possiamo fare?

2) La cautela storica su Cartagine.

Chesterton prende Cartagine come esempio di una civiltà prospera, complessa e organizzata alla quale le fonti antiche attribuivano sacrifici di bambini. Gli scavi del tofet hanno restituito urne con resti cremati di neonati, bambini e animali, insieme a iscrizioni votive. L’interpretazione, tuttavia, è ancora discussa.

Uno studio osteologico sui resti di Cartagine ha sostenuto che la distribuzione delle età fosse compatibile con l’elevata mortalità perinatale del mondo antico e non provasse un sacrificio sistematico. Altri archeologi, considerando insieme dati biologici, testimonianze scritte, iscrizioni e contesto rituale, hanno giudicato più plausibile almeno una pratica di sacrificio. Una successiva ricostruzione del dibattito archeologico mostra quanto sia difficile passare dai reperti a una conclusione definitiva.

È giusto dichiarare questa incertezza. Non dobbiamo usare un popolo antico come mostro conveniente né ripetere senza verifica la propaganda dei suoi nemici. Eppure la forza dell’argomento di Chesterton non dipende dalla soluzione finale della controversia cartaginese.

La storia offre purtroppo abbastanza esempi certi di società colte e tecnicamente progredite capaci di persecuzione, schiavitù, tortura, sterminio e sperimentazione sugli esseri umani. Il punto rimane: organizzazione e sapere possono convivere con il male e possono perfino renderlo più efficiente.

3) Civiltà non significa bontà.

Chiamiamo civile una società quando possiede istituzioni, leggi, scuole, arti, infrastrutture e procedure complesse. Questi elementi descrivono il suo grado di organizzazione; non certificano la qualità dei suoi fini.

Un sistema può essere ordinato e disumano. Può compilare registri impeccabili, rispettare gerarchie, calcolare costi e distribuire compiti con precisione, mentre tratta alcune persone come materiale sacrificabile. La burocrazia non elimina il male: qualche volta gli offre moduli, timbri e orari d’ufficio.

La raffinatezza rende inoltre più facile nascondere la violenza dietro parole rispettabili. Non si parla più di eliminare una persona, ma di ottimizzare una risorsa; non di abbandonare il debole, ma di rendere sostenibile il sistema; non di censurare, ma di proteggere il discorso; non di sacrificare qualcuno, ma di affrontare un costo inevitabile.

La lingua colta può illuminare, ma può anche anestetizzare. Per questo le parole sono davvero importanti, come ricordavo in Le parole sono incantesimi: il nome che diamo a un gesto può aiutarci a vederlo oppure permetterci di non vederlo più.

4) La scienza risponde al come, non decide il bene.

La scienza è un metodo straordinario per formulare ipotesi, confrontarle con i dati, correggere errori e descrivere il funzionamento della realtà. Proprio per rispettarla non dobbiamo chiederle ciò che non può fare.

Può dirti come costruire uno strumento, quali effetti può produrre e con quale probabilità. Non può stabilire da sola se sia giusto costruirlo, contro chi usarlo, quali rischi siano accettabili e chi debba sostenerli. Queste sono domande morali, politiche e spirituali. Richiedono valori, responsabilità e una concezione della persona.

La storia della ricerca ha reso necessario formulare principi etici espliciti. Il Belmont Report, dedicato alla sperimentazione su esseri umani, pone al centro rispetto della persona, beneficenza e giustizia. Non sono risultati prodotti da un microscopio: sono criteri morali che orientano l’uso della conoscenza.

Anche la raccomandazione dell’UNESCO sulla scienza insiste sulla responsabilità umana, sociale ed ecologica della ricerca e sulla necessità di organismi etici indipendenti. Se la scienza fosse una garanzia morale autosufficiente, questi presidi non servirebbero.

Dire questo non significa essere contro la scienza. Significa rifiutare lo scientismo, cioè la trasformazione di un metodo di conoscenza in un’autorità assoluta capace di decidere anche ciò che ha valore.

5) Che cosa sono i demoni.

Chesterton usa la parola “demoni” dentro una visione cristiana nella quale il male spirituale non è soltanto una metafora. Anche chi non condivide questa fede, però, può comprendere la precisione dell’immagine.

I demoni sono le forze che prendono un bene limitato e lo trasformano in un assoluto. Il potere diventa dominio, la sicurezza diventa controllo, l’identità diventa esclusione, l’efficienza diventa disprezzo, l’idea diventa più importante della persona.

Il segnale più chiaro è quasi sempre la richiesta di un sacrificio. C’è un gruppo, un individuo o una parte di te che deve essere immolata affinché il sistema continui a sentirsi puro, forte o vincente. La vittima viene descritta come colpevole, inferiore, inutile o pericolosa; così la sua sofferenza smette di interpellare la coscienza.

Il demone non arriva necessariamente con un volto mostruoso. Molto spesso parla il linguaggio del bene comune, del progresso, della necessità o della virtù. Non ti domanda di diventare malvagio; ti invita a compiere una piccola eccezione morale in nome di un obiettivo presentato come superiore.

6) La cultura può combattere il male oppure servirlo.

Chesterton non sta dicendo che cultura e scienza siano inutili. Sta dicendo che non sono talismani. Un libro non ti rende buono per contatto, come una laurea non ti rende saggio e un laboratorio non ti rende giusto.

La cultura diventa una difesa quando ti rende più capace di riconoscere l’altro, immaginare le conseguenze delle tue azioni, ascoltare voci differenti e smascherare le giustificazioni del potere. Diventa invece complice quando serve soltanto a distinguerti, vincere discussioni o costruire argomenti eleganti a favore di ciò che desideravi già fare.

La letteratura è preziosa proprio perché può farti abitare per qualche ora una coscienza diversa dalla tua. In Togliere la letteratura dalla scuola la definivo la vera anima dell’uomo. Ma anche la letteratura deve essere incontrata, non soltanto catalogata. Puoi conoscere tutti i classici e non consentire a nessuno di essi di giudicare la tua vita.

Il sapere protegge dal male soltanto quando diventa coscienza. Altrimenti offre al male più strumenti, un vocabolario migliore e una maggiore capacità di organizzarsi.

7) Il demonio ama le astrazioni.

Una persona concreta ha un volto, una storia, paure, legami e contraddizioni. Un’astrazione, invece, è facile da sacrificare. “Gli ignoranti”, “i nemici”, “gli improduttivi”, “i devianti”, “quelli dell’altra parte”: appena l’essere umano scompare dentro una categoria, diventa più semplice trattarlo senza misericordia.

Le idee sono necessarie per comprendere la realtà, ma diventano pericolose quando sostituiscono le persone. Se ami l’umanità e disprezzi tutti gli esseri umani che incontri, probabilmente non ami l’umanità: ami l’immagine di te come persona giusta.

Lo stesso meccanismo opera dentro di te. Puoi sacrificare il corpo alla produttività, il bisogno di riposo all’ambizione, la vulnerabilità al personaggio del forte, la tua verità al desiderio di essere approvato. Anche questi altari interiori sono costruiti in nome di beni apparenti.

Per sottrarti alle astrazioni devi recuperare il senso, la relazione e la responsabilità personale. Ho approfondito questa necessità in L’uomo e l’importanza del senso: non sempre hai bisogno di distrarti dal disagio; qualche volta devi ascoltare la domanda che il disagio porta con sé.

8) Le domande che tengono sveglia la coscienza.

Nessuno è definitivamente immune dal male. Proprio la convinzione di essere dalla parte dei buoni può renderci meno vigili. Se il male appartiene sempre agli altri, ogni nostro gesto finirà per sembrarci giustificato.

Quando una decisione appare efficiente, colta, scientifica o inevitabile, prova a domandarti:

  • quale persona concreta pagherà il prezzo di questa scelta;
  • accetterei lo stesso criterio se venisse applicato a me o a chi amo;
  • sto usando qualcuno come mezzo, numero, ostacolo o capro espiatorio;
  • posso ancora ascoltare chi dissente senza considerarlo moralmente inferiore;
  • quali fatti potrebbero farmi cambiare idea;
  • sto chiamando progresso ciò che coincide soltanto con il mio vantaggio;
  • che cosa sto sacrificando e a quale dio interiore lo sto offrendo.

Queste domande non garantiscono l’innocenza, ma interrompono l’automatismo. Riportano un volto dentro il calcolo e una coscienza dentro l’organizzazione.

9) La protezione che Chesterton cercava.

Alla fine del passo, Chesterton contrappone all’illusione del progresso automatico la virtù e l’adorazione di Dio. La sua risposta è esplicitamente cristiana: l’essere umano non si salva aumentando indefinitamente il proprio potere, ma riconoscendo un bene che non ha inventato e davanti al quale anche il potere deve fermarsi.

Puoi esprimere questa intuizione in modi diversi, secondo la tua fede. Il punto essenziale è che la coscienza ha bisogno di un criterio più alto dell’utile, del consenso e della vittoria. Se nulla è sacro, tutto può diventare materiale. Se invece ogni persona possiede un valore che non dipende da salute, intelligenza, produttività o appartenenza, esiste un limite che nessuna convenienza dovrebbe oltrepassare.

La cultura può educarti a riconoscere quel limite. La scienza può mostrarti le conseguenze delle tue azioni. Le istituzioni possono proteggere i vulnerabili. Ma la scelta di non sacrificare l’altro resta una scelta viva, personale e quotidiana.

I demoni non si sconfiggono vantandosi di essere civili. Si sconfiggono vegliando sulle parole, sui mezzi e sui piccoli compromessi attraverso i quali il male prova a diventare normale.

10) Passa all’azione.

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