Può un algoritmo scegliere la persona giusta per te?
1) La promessa irresistibile dell’amore calcolato.
Se un’intelligenza artificiale può riconoscere un volto, tradurre una lingua e trovare regolarità in milioni di dati, perché non dovrebbe individuare anche la persona giusta per te? La promessa è seducente: risparmiarti incontri inconcludenti, delusioni e tempo perso, consegnandoti direttamente il profilo con la più alta probabilità di felicità.
In fondo, le applicazioni per incontri possiedono moltissime informazioni. Conoscono l’età e la distanza che preferisci, i profili sui quali ti soffermi, quelli che scarti, le conversazioni che inizi e talvolta perfino le parole che usi. Un sistema abbastanza evoluto può certamente ordinare meglio questa folla di possibilità.
Ma trovare una persona plausibile non equivale a prevedere una relazione. Tra un buon suggerimento e l’amore esiste tutto ciò che accade quando due esseri umani si incontrano davvero: il tono di una voce, l’attenzione, l’imbarazzo, la reciprocità, il momento della vita e la libertà di cambiare.
2) Che cosa può fare davvero un algoritmo.
Un algoritmo di abbinamento può essere molto utile. Può eliminare incompatibilità oggettive, dare priorità a interessi comuni, proporre persone che non avresti incontrato nel tuo ambiente e imparare da alcune tue scelte. È un assistente capace di restringere il campo, non necessariamente un oracolo.
Questa distinzione evita due estremi. Il primo è credere che la tecnologia non serva a nulla: sarebbe falso, perché ampliare e ordinare le occasioni ha un valore concreto. Il secondo è attribuirle una conoscenza quasi magica di noi, come se i dati registrati coincidessero con la totalità dei nostri desideri.
L’intelligenza artificiale lavora su tracce: risposte, immagini, tempi di permanenza, clic e decisioni passate. L’essere umano che incontra qualcuno, invece, non è un archivio immobile. È una creatura situata, contraddittoria e capace di scoprire desideri che prima non sapeva formulare.
3) La scienza sa prevedere chi ti piacerà?
Uno studio di Samantha Joel, Paul Eastwick ed Eli Finkel ha affrontato la domanda con strumenti di apprendimento automatico. Prima di alcuni incontri di speed dating, i partecipanti risposero a più di cento domande su caratteristiche e preferenze. I modelli riuscirono in parte a prevedere chi avrebbe desiderato maggiormente gli altri in generale e chi sarebbe risultato mediamente più desiderabile.
Non riuscirono però a prevedere la componente decisiva: il desiderio specifico e particolare di una persona per un’altra, oltre queste tendenze generali. In altre parole, si può stimare chi ha più facilità a provare attrazione o a suscitarla; è molto più difficile sapere, prima dell’incontro, se proprio tu sentirai qualcosa per proprio quella persona.
Il risultato non dimostra che ogni previsione futura sia impossibile. Mostra però che, con numerose informazioni e tecniche sofisticate, la singolarità della coppia resta difficile da anticipare. La chimica non è soltanto la somma di due schede individuali.
4) Nemmeno noi sappiamo sempre che cosa vogliamo.
Il problema non riguarda soltanto la potenza dell’algoritmo. Riguarda anche la qualità dei dati che gli forniamo. Quando compili un profilo puoi dichiarare di volere una persona estroversa, ambiziosa, sportiva o amante dei viaggi. Ma ciò che dici di desiderare non coincide sempre con ciò che ti muoverà davanti a una presenza reale.
In uno studio di Paul Eastwick ed Eli Finkel, le preferenze ideali espresse prima di uno speed dating non predissero ciò che suscitò realmente il desiderio durante gli incontri. Non significa che le persone mentissero. Più semplicemente, l’introspezione ha dei limiti: possiamo conoscere bene alcuni nostri bisogni e restare sorpresi da altri.
Un sistema che apprende dalle preferenze dichiarate eredita quindi anche le nostre illusioni su noi stessi. Uno che apprende dai comportamenti eredita invece il rumore dei nostri gesti: potremmo aver scartato un profilo per distrazione, per una fotografia infelice o perché un dettaglio ci ricordava qualcuno. Il dato è autentico, ma non per questo esprime una verità profonda.
5) La somiglianza aiuta, ma non basta.
L’idea che due persone simili siano destinate a stare bene insieme sembra ragionevole. Condividere valori, ritmi e progetti riduce alcuni attriti e facilita il primo riconoscimento. Tuttavia anche qui la realtà è più sottile della formula.
Una meta-analisi di 313 ricerche ha rilevato che la somiglianza effettiva conta soprattutto prima dell’interazione o nelle interazioni brevi, mentre nelle relazioni già esistenti il suo rapporto con l’attrazione non risultava significativo. Continuava invece a contare la somiglianza percepita: il sentire che l’altro ci comprende, ci assomiglia o abita un mondo in qualche modo comunicabile.
Questo non autorizza a ignorare differenze essenziali. Se uno desidera figli e l’altro no, se le visioni della fedeltà sono inconciliabili o se i progetti di vita procedono in direzioni opposte, l’attrazione da sola non cancella il conflitto. Ma due persone non diventano una coppia felice solo perché hanno lo stesso carattere, gli stessi gusti e la stessa playlist.
6) Incompatibilità e preferenze non sono la stessa cosa.
Per usare bene una piattaforma di incontri conviene distinguere i confini dai dettagli. Un confine protegge una necessità reale: il desiderio o meno di avere figli, una convinzione religiosa decisiva, la disponibilità a trasferirsi, uno stile di vita incompatibile, il rispetto, la sicurezza. Una preferenza descrive invece ciò che immagini gradevole: una certa altezza, una professione, un hobby o un modo di vestirsi.
I confini importanti meritano filtri chiari. Trasformare ogni preferenza in una condizione obbligatoria, invece, può produrre un catalogo perfetto e una vita vuota. Più il filtro si fa minuzioso, più rischia di escludere la sorpresa: qualcuno che non corrispondeva alla tua figura ideale, ma con cui nasce una relazione viva.
Puoi chiederti: «Se questa caratteristica mancasse, la relazione violerebbe un mio valore oppure sarebbe soltanto diversa da come l’avevo immaginata?». La risposta separa spesso ciò che va protetto da ciò che può essere esplorato.
7) L’algoritmo tende a restituirti il tuo passato.
Se un sistema impara soprattutto da ciò che hai già scelto, tenderà a proporti variazioni di scelte precedenti. Questo può essere comodo, ma non sempre è saggio. Potresti essere attratto ripetutamente da persone indisponibili, scegliere ciò che ti è familiare anziché ciò che ti fa bene o confondere l’intensità con l’intimità.
Un buon suggerimento tecnologico non possiede automaticamente il criterio del tuo benessere. Inoltre non conosci sempre l’obiettivo con cui una piattaforma ordina i profili: potrebbe valorizzare la probabilità di un incontro, di una risposta o di una lunga permanenza nell’app, risultati che non coincidono necessariamente con una relazione stabile.
Per questo non bisogna chiedere soltanto «quanto mi conosce?», ma anche «che cosa sta cercando di ottimizzare?». La seconda domanda è spesso più importante della prima.
8) La compatibilità è anche qualcosa che si costruisce.
Immaginiamo spesso la compatibilità come una proprietà nascosta: due persone sarebbero giuste o sbagliate l’una per l’altra prima ancora di conoscersi. Una parte esiste certamente all’inizio, nelle circostanze, nei valori e nella disposizione reciproca. Un’altra parte, però, emerge nel tempo.
Diventate compatibili quando imparate a riparare dopo un conflitto, a esprimere un bisogno senza accusare, a rispettare lo spazio dell’altro e a sostenere un progetto comune. Diventate incompatibili quando il disprezzo prende il posto della curiosità, quando le promesse non hanno seguito o quando uno deve rimpicciolirsi perché l’altro possa restare.
La persona giusta, allora, non è soltanto quella individuata con precisione all’inizio. È anche una persona con cui entrambi siete disposti e capaci di fare un buon lavoro relazionale. Ne ho parlato in 6 punti per costruire relazioni robuste: una relazione si valuta nei comportamenti ripetuti, non soltanto nell’emozione dell’avvio.
9) Dallo schermo all’incontro.
Il profilo serve a rendere possibile un incontro, non a sostituirlo. Prolungare per settimane una conoscenza soltanto scritta permette alla fantasia di riempire tutto ciò che manca. Si può finire per affezionarsi non alla persona, ma alla figura costruita dalle attese.
Quando esistono interesse, rispetto e condizioni di sicurezza, passare a una telefonata o a un incontro reale relativamente presto restituisce complessità alla relazione. Per un primo appuntamento scegli un luogo pubblico, informa una persona fidata e mantieni autonoma la possibilità di andare via. La prudenza non rovina la spontaneità: le offre uno spazio protetto.
Durante l’incontro, prova a non controllare soltanto se l’altro soddisfa la lista. Osserva anche che cosa accade dentro di te: puoi essere presente? Ti senti ascoltato? Puoi dissentire senza paura? C’è reciprocità o stai già cercando di meritare attenzione?
10) Cinque regole per usare bene l’IA negli incontri.
L’intelligenza artificiale può essere una buona mediatrice se resta al proprio posto. Puoi usarla seguendo alcune regole semplici:
- definisci pochi criteri non negoziabili, legati a valori e progetti reali;
- lascia ampio lo spazio delle preferenze secondarie;
- considera il punteggio di compatibilità come un invito a conoscere, non come un verdetto;
- valuta la persona nell’interazione e nel tempo, soprattutto attraverso coerenza, rispetto e reciprocità;
- rivedi periodicamente i tuoi filtri, chiedendoti se ti proteggono o se ripetono una paura.
Anche quando un abbinamento sembra perfetto, non delegare la decisione. E quando il sistema assegna una probabilità bassa, ricorda che sta misurando ciò che il suo modello sa vedere, non tutto ciò che due vite potrebbero diventare.
11) Non confondere la quantità di scelta con la libertà.
Avere migliaia di profili disponibili può dare un senso di potere, ma anche rendere ogni incontro provvisorio. Se dietro la persona presente immagini sempre un’alternativa forse migliore, diventa difficile prestare attenzione a chi hai davanti. La ricerca infinita protegge dalla delusione, ma anche dalla profondità.
La libertà non consiste nel non smettere mai di scegliere. Consiste anche nel riconoscere quando una possibilità merita tempo, realtà e cura. Questo non significa accontentarsi né ignorare segnali preoccupanti. Significa evitare che l’abbondanza apparente trasformi gli esseri umani in prodotti confrontabili all’infinito.
Molte delle difficoltà non nascono dalla scarsità di candidati, ma dal modo in cui entriamo nelle relazioni. In 10 cose sul perché le relazioni oggi non vanno trovi altri spunti per osservare aspettative, comunicazione e responsabilità personale.
12) Prima di cercare la persona giusta, ascolta chi sta cercando.
Nessun algoritmo può sostituire la conoscenza di te. Se non distingui il desiderio dalla paura, potresti usare anche lo strumento più avanzato per evitare l’intimità o inseguire sempre la stessa ferita. Se invece sai riconoscere i tuoi valori, i tuoi bisogni e i tuoi automatismi, la tecnologia diventa più utile perché non deve decidere al posto tuo.
Questo è uno spazio nel quale il counseling può aiutare. Non serve a dirti chi frequentare e non rilascia certificati di compatibilità. Offre un ascolto nel quale puoi vedere le ripetizioni, dare un nome ai confini, comprendere ciò che chiedi all’amore e distinguere una preferenza autentica da una difesa nata in passato.
Parlare con qualcuno non elimina l’incertezza dell’incontro. Ti permette però di entrarvi con più presenza, senza affidare a una macchina o all’altra persona il compito impossibile di garantirti che non soffrirai mai.
13) L’amore comincia dove finisce la previsione.
L’IA potrà diventare sempre più brava a selezionare persone plausibili, riconoscere schemi e ridurre il rumore. Sarà un risultato utile. Ma una relazione non è il premio consegnato a chi ha compilato correttamente un questionario: è un processo al quale partecipano due libertà.
Usa dunque l’algoritmo per incontrare, non per credere. Lasciagli ordinare possibilità, ma conserva per te il giudizio sulla qualità dell’esperienza. Verifica i fatti, ascolta il corpo, osserva i comportamenti e concedi al tempo di mostrare ciò che una schermata non contiene.
La persona giusta non è necessariamente quella che il sistema descrive meglio. Può essere quella davanti alla quale puoi essere vero e che, essendo vera a sua volta, sceglie con te di costruire qualcosa che nessun modello avrebbe potuto conoscere in anticipo.
14) Passa all’azione.
Per il tuo appuntamento con me, chiama il numero 059 761926 e concorda il tuo primo incontro, anche a distanza.
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