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Non ti basto io? 📱

La promessa satanica sottesa alla nostra epoca digitale é quella di poter fare a meno di relazionarti con gli altri, il tuo celebre prossimo.

Puoi fare benzina senza il benzinaio, fare la spesa nei negozi senza cassiere, illuderti di comunicare usando mail e messaggi senza né incontrare l’altro, né sentirne la voce per telefono, e incontrare in vitro una donna svestita che fa la smorfiosa sussurrando il tuo nome su siti come onlyfans.

Ad oggi, nel 2023, questa promessa, che é appunto diabolica, perché apparentemente piena di luce, ma destinata a condurre senza alcun dubbio all’infelicità, ha già fatto tantissima strada e infatti le relazioni sono ai minimi storici, mai in nessuna epoca sono state così in crisi.

Come tutte le promesse del diavolo, funziona perché fa leva sui nostri peccati e su uno in particolare, il delirio di indipendenza, in cui cadiamo, come sempre, dopo aver sofferto per «colpa», pensiamo, di altri, che poi é un corollario della ben nota ὕβρις.

Quanta gente si sente oggigiorno, un po’ dappertutto, che dice di «bastare a se stessa», di non «aver bisogno» di un uomo o di una donna, di «stare bene da solo», di essersi liberata dei rami secchi, delle persone negative e via demenziando.

Si cade in buche del genere per via di relazioni che ci hanno fatto soffrire, un matrimonio, un genitore, un fratello, un amico.

Ma se mangi un cibo cui sei allergico, la soluzione non può mai essere quella di smettere di mangiare per sempre.

Torniamo sempre a San Paolo e alla sua dichiarazione di essere fiero, al massimo, della sua debolezza.

Come é remoto il suo atteggiamento rispetto a quello dell’uomo di oggi, che nasce già orgoglioso dal ventre materno, come Minerva con scudo e lancia dalla testa di Giove. Oggi non importa quello che uno fa, può fare anche una razzata, ma sarà sempre e comunque orgoglioso di sé.

Come diceva Chesterton, a proposito dell’ateismo, perché mutilarsi e privarsi da soli di qualcosa di utile e prezioso?

Non faremmo prima a riconoscere di essere tutt’altro che indipendenti e di avere bisogno di un rapporto innanzitutto con Qualcuno e poi comunque con gli altri?

Guardalo, l’uomo contemporaneo: si é liberato di tutto, per diventare finalmente che cosa però? Libero, felice?

Messo da parte Dio, messi da parte gli altri, perché lui non ha «bisogno» di queste cose medioevali, con che cosa si é ritrovato?

Con gli psichiatri e gli psicofarmaci. Che poi, per inciso, non funzionano (é ora di dirlo).

Il diavolo, tuttavia, ci racconta solo le balle che noi stessi vogliamo farci raccontare, come nelle truffe: é il truffato che consegna i soldi, in questo caso la propria anima, al truffatore.

Lo so anche io che Dio sembra pesante e gli altri sono insopportabili. Io sono insopportabile, tu sei insopportabile, tutti sono
insopportabili.

Però la scommessa e la sfida della vita é quella di riuscire ad andare oltre quella insopportabilità e relazionarsi con tutti, nonostante i propri limiti, inadeguatezze, difetti e nonostante quelli altri.

Tu sei lì che cerchi un partner che abbia «interessi in comune con te» e non ti rendi conto di essere profondamente patetico perché per una relazione non servono affatto interessi in comune, ma stati evolutivi superiori che consentano di capire e gestire le cose degli uomini.

Bisogna rassegnarsi alla necessità di relazionarsi con gli altri anche quando non se ne ha voglia, perché gli altri sono prolissi,
antipatici, pesanti, offensivi, tutto quel che ti pare.

Il cellulare che ti sussurra in continuazione all’orecchio «non ti basto io?» ti sta mentendo e ci sta riuscendo solo perché tu vuoi credergli e tu vuoi credergli per via delle tue ferite.

Ma il digitale resta solo un mezzo, uno strumento, come il vecchio telefono a disco: ai due poli ci sono e ci saranno sempre delle persone.

Non puoi innamorarti dello strumento e lasciar perdere le persone, se lo farai non potrai mai essere felice.

Evviva noi.

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Non indurire la tua donna, uomo.

Affrontare sofferenza, difficoltà, prove, violenza e lotte ti rende un uomo via via più mascolino e forte. Facendo cose sempre più difficili e, ancora una volta, dure diventi sempre più uomo, se le affronti nel modo giusto, come occasioni di crescita.

Le donne, però, non sono come te.

Semplicemente, non sono fatte per affrontare la durezza del mondo.

Nonostante tutta la marcia retorica femminista, che ha come scopo proprio quello di danneggiare le donne, facendole vivere in un modo diverso da quello per cui sono adatte, questo che ti dico é vero e rimarrà vero per sempre: sono archetipi codificati dentro di noi, non credere a nessuno quando ti parla di «evoluzione» a riguardo, ci sono cose che non cambieranno mai, grazie a Dio.

Se non sei ancora convinto, dai uno sguardo alla società di oggi e vedi da te se può parlarsi di una società evoluta o non, all’esatto contrario, di una società profondamente involuta.

Le donne, dunque, non sono come noi uomini.

Noi cresciamo nelle difficoltà, loro, all’esatto opposto, maturano proteggendo attentamente il loro valore da eventuali danni,
proteggendo la natura fragile della loro femminilità.

Le donne hanno tre volte più sensori tattili nella loro pelle, che è più sottile e morbida. Le loro ossa sono più fragili, hanno meno massa muscolare e il loro sistema nervoso centrale più sensibile non può sopportare la stessa stimolazione del nostro. Hanno bisogno di più sonno e, sì, anche di più grasso corporeo di noi, tant’è vero che quando, convinte dalla malefica propaganda della estrema magrezza a tutti i costi, si mettono a dieta ferrea, diventano infertili perdendo il ciclo. Il loro diverso assetto ormonale causa alti e bassi emotivi.

Le donne sono il «vaso più debole».

Dire questo oggi é difficile perché significa uscire da quella retorica marcia con cui sono state avviluppate e soffocate le donne negli ultimi decenni, tanto che chi non vi si unisce ed accoda sembra volerne parlar male. In realtà, chi focalizza la maggior delicatezza delle donne, cosa che é una realtà biologica ed oggettiva, é perché vuole fondare uno speciale riguardo verso le stesse, speciale riguardo che per le donne non é un optional, ma é ciò di cui hanno bisogno.

Chi ha detto che anche la debolezza, se la accetti come tale, non è una forza di cui c’è necessità nelle società umane?

Ricordo spesso una meravigliosa frase di San Paolo, che diceva: «se devo essere orgoglioso di qualcosa, allora lo sarò della mia debolezza».

Questo femminismo assurdo che insegna alle donne che i maschi fanno schifo e, contemporaneamente, che le donne devono essere come i maschi, ha privato le donne del loro diritto alla delicatezza, alla flessibilità, alla dolcezza, ad occuparsi delle cose sottili, lasciando tutti i lavori più sporchi e rozzi ai maschi.

Questa retorica soffocante e falsa per cui le donne dovrebbero essere e sono forti ha tolto dalle mani delle donne le cose più preziose di cui si sono sempre occupate, come un gioiello caduto in un pozzo per colpa di un gesto maldestro.

Quasi tutte le giovani donne sono femminili. È nella loro natura. Ma una vita difficile, fatta della necessità di respingere l’attenzione di uomini di basso valore, combattere con uomini sul lavoro o affrontare le stesse durezze che rendono un uomo migliore, toglierà presto loro quella morbidezza amabile, finendo per farle diventare dei pessimi maschi.

Non siamo uguali.

Gli uomini virili vogliono una donna dolce, morbida e femminile.

Ma – il punto é questo – non puoi averla se le assegni un ruolo nella famiglia che la sovraccarica e la costringe a essere mascolina, a fare il lavoro dell’uomo, per ore al giorno, lasciandola esausta.

Le donne sono ovviamente capaci di essere molto forti, ma il costo da pagare è rinunciare alla loro femminilità.

É un affare di totale sconvenienza.

Soprattutto, non è giusto. In definitiva, non è umano.

Non è umano il trattamento che la società di oggi riserva alle donne. É letteralmente disumano.

La tua donna ha bisogno di un trattamento migliore di te. Proprio come i tuoi figli hanno bisogno di un trattamento ancora migliore di lei. Se questo ti infastidisce, il matrimonio, le donne e i figli non sono per te.

Nulla di tutto ciò riguarda il denaro o il lusso. Le donne non hanno affatto bisogno del lusso per essere femminili. Non devi spendere grosse somme di denaro per prenderti cura di lei.

Il denaro può aiutare e così anche l’aiuto concreto che puoi procurarti con il denaro, come la collaborazione di altre persone. Ma non è questo.

Dare un buon trattamento alla tua donna riguarda il modo in cui interagisci con lei. Sei una fonte di leadership, guida, protezione, comfort, forza e supporto per tua donna? La aiuti quando è sopraffatta dalle cose e sente di non farcela più?

Questo è il modo per prenderti cura di una donna.

Se sei una donna che legge questo, presta attenzione agli uomini che incontri e alle loro attitudini riguardo al prendersi cura delle loro donne.

Se sei un uomo, inizia a fare il tuo dovere.

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Manuale per l’uso delle ferite.

Le ferite non si possono mai «superare», come si pretenderebbe oggigiorno: quello che puoi fare al massimo é integrarle, cioè portarle dentro di te, renderle prive di ulteriore dolore e portatrici persino di qualità.

La così tanto inflazionata resilienza, infatti, non è mai congruente all’elasticità, perché quando risali dalla buca nella quale ti aveva sprofondato un trauma non sei mai «quello di prima»: sei uscito dalla buca, ma il trauma é rimasto dentro di te e non se ne andrà mai.

Come dimostra bene il mito di Chirone, di cui ho parlato nei giorni scorsi e che potrai andare a (ri)leggere sul meraviglioso blog storiemairaccontate-punto-it, ogni ferita, se ben integrata dentro te stesso, può renderti più umano, compassionevole, comprensivo e, in ultima analisi, utile agli altri.

La vita senza traumi, ferite o anche solo fastidi non esiste; come sempre la differenza la fa ciò che tu decidi di fare con le difficoltà che la vita ti presenta.

Ricordati – le scritture sono cristalline su questo – che il nostro buon Maestro non è stato portato da Satana nel deserto, ma dallo Spirito, cioè da Dio, suo e nostro padre, evidentemente perché era necessario per la sua evoluzione, per creare una versione migliore di lui.

Questo, per inciso, é il compito di tutti i padri anche oggigiorno: spingere i figli contro il mondo, a forgiarsi nel principio di necessità, di cui tanto ha parlato il sopravvalutato Freud, un compito in cui oggi, da madri che sembrano aver perso ogni forma di sapienza, i padri sono per lo più ostacolati.

Da tutto ciò consegue che delle tue ferite, della tua debolezza puoi essere sia grato, che orgoglioso, perché sono tutto ciò che ti rende più umano, più vero e più autentico.

Ovviamente, quando soffri sogni, come tutti, l’eternal sunshine of a spotless mind: se tu potessi cancellare anche il ricordo di una persona che ti ha fatto star male lo faresti subito, come nel film omonimo.

Ma la nostra esperienza su questa terra non funziona così, la vita ci manda difficoltà in continuazione, dolore, sofferenza e frustrazione, che noi dobbiamo risolvere ed integrare per diventare più grandi di loro, per arrivare a contenerli, perché solo questo ci consentirà sia di affrontarli di nuovo, qualora si dovessero ripresentare, sia di aiutare i nostri fratelli che hanno bisogno del nostro ascolto.

Come San Paolo, sii orgoglioso della tua debolezza, che é la qualità dell’essere da cui derivano tutte le altre, a partire dalla principale e cioè la consapevolezza di appartenere a Qualcuno, un tratto condiviso da credenti e innamorati, due condizioni in cui guarda caso ci ritroviamo quasi sempre ad essere finalmente ed inusitatamente felici.

Tutto ciò deve essere ben considerato anche dai genitori che, nella smania di proteggere i figli, li distolgono da tutte quelle difficoltà che sono indispensabili, al contrario, per farli crescere. Come disse la grande anima Gandhi, bisogna lasciare che i figli si scottino le dita.

Se una persona ti mostra le sue cicatrici e ti parla di esse, significa che vuole farti vedere la parte più intima e più autentica di sé: non accoglierla con fastidio, ma disponiti ad ascoltarla con profitto, perché molto probabilmente non sarà l’ennesimo incontro fine a se stesso.

Ascolta sempre.

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