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Counseling e arcani: serata del corso psicoastrologia.

Ops, we did it again!

Nella serata di lunedì 29 aprile 2024, all’interno del corso di psicoastrologia di doc Gianluca Ruggeri, abbiamo tenuto una nuova serata, dopo quella dell’edizione precedente, di cui puoi ascoltare la registrazione qui, in cui torniamo ad affrontare il tema del counseling, dell’ascolto e delle relazioni nella società e nel mondo di oggi, con i soliti riferimenti culturali e bibliografici.

«Una cosa che facciamo a volte di fronte a conversazioni difficili, è cercare di migliorare le cose. Cercare di porle in una buona luce. Ma se io condivido qualcosa di molto duro con te preferirei che mi dicessi “non so nemmeno cosa dire in questo momento ma sono felice che tu me ne abbia parlato”. Perché la verità è che raramente una risposta può migliorare le cose. Quello che migliora le cose è la connessione» (Brené Brown)

Note bibliografiche e altri riferimenti.

Ecco i tuoi «compiti a casa»:

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 «Un libro deve essere un’ascia per rompere il mare di ghiaccio che è dentro di noi» (Franz Kafka)

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  • Tiziano Solignani, counselor, 059 761926 – sito web

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Tu sì che sei speciale…

La saggezza dei social – che é la classica saggezza del mondo, solo con, se possibile, ancora più demenza – ti dice di mandare a stendere tutti quelli che ritieni non ti rispettino o considerino adeguatamente, persone che magari non hanno alcuna colpa, ma semplicemente non si relazionano con te nel modo in cui tu, unilateralmente, hai deciso che dovrebbero.

Tutto all’opposto, quello che ti dico io é che, se vuoi vivere bene, la grande opportunità é proprio quella di rinunciare a mandare a stendere persino quelli che davvero se lo meriterebbero.

Le erbe infestanti, questo ce lo insegnano chiaramente le scritture, non le togli subito, appena le vedi, ma solo al momento del raccolto, perché il punto é che fino ad allora possono cambiare e diventare erbe buone.

Perdonando gli altri non regali niente a nessuno, perché, anche se oggi tendi a dimenticartene del tutto, anche tu sei stato, sei e sarai continuamente perdonato per i tuoi limiti e le tue manchevolezze.

Per la negazione del perdono invece, é necessaria, di solito, la convinzione delirante di essere migliore. Che gli altri sbagliano, ma tu invece, tu sì che sai sempre come comportarti. Tu sì che sei speciale: basterebbe che gli altri vivessero e facessero come fai tu e il mondo sarebbe molto meglio, per tutti.

Non c’è mai stata un’epoca in tutta la storia dell’uomo in cui ci si potesse permettere meno di oggigiorno di mandare a quel paese le persone, perché le persone sono involute, le relazioni delicate, ma noi continuiamo ad avere bisogno gli uni degli altri.

Quello della totale ed assoluta indipendenza è un altro delirio e mi dispiace vedere così tante donne, che hanno bisogno di relazioni quasi più che del pane, esserne oggi avviluppate.

É vero, il materiale umano oggi è molto scadente, quello che passa il convento lascia tanto a desiderare, ma se, per ciò stesso, rinunci a relazionarti é finita e avranno vinto le forze che operano contro l’uomo.

Il primo passo é semplice: sostituire al giudizio il suo contrario, cioè la… – dimmelo tu nei commenti.

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Non ti basto io? 📱

La promessa satanica sottesa alla nostra epoca digitale é quella di poter fare a meno di relazionarti con gli altri, il tuo celebre prossimo.

Puoi fare benzina senza il benzinaio, fare la spesa nei negozi senza cassiere, illuderti di comunicare usando mail e messaggi senza né incontrare l’altro, né sentirne la voce per telefono, e incontrare in vitro una donna svestita che fa la smorfiosa sussurrando il tuo nome su siti come onlyfans.

Ad oggi, nel 2023, questa promessa, che é appunto diabolica, perché apparentemente piena di luce, ma destinata a condurre senza alcun dubbio all’infelicità, ha già fatto tantissima strada e infatti le relazioni sono ai minimi storici, mai in nessuna epoca sono state così in crisi.

Come tutte le promesse del diavolo, funziona perché fa leva sui nostri peccati e su uno in particolare, il delirio di indipendenza, in cui cadiamo, come sempre, dopo aver sofferto per «colpa», pensiamo, di altri, che poi é un corollario della ben nota ὕβρις.

Quanta gente si sente oggigiorno, un po’ dappertutto, che dice di «bastare a se stessa», di non «aver bisogno» di un uomo o di una donna, di «stare bene da solo», di essersi liberata dei rami secchi, delle persone negative e via demenziando.

Si cade in buche del genere per via di relazioni che ci hanno fatto soffrire, un matrimonio, un genitore, un fratello, un amico.

Ma se mangi un cibo cui sei allergico, la soluzione non può mai essere quella di smettere di mangiare per sempre.

Torniamo sempre a San Paolo e alla sua dichiarazione di essere fiero, al massimo, della sua debolezza.

Come é remoto il suo atteggiamento rispetto a quello dell’uomo di oggi, che nasce già orgoglioso dal ventre materno, come Minerva con scudo e lancia dalla testa di Giove. Oggi non importa quello che uno fa, può fare anche una razzata, ma sarà sempre e comunque orgoglioso di sé.

Come diceva Chesterton, a proposito dell’ateismo, perché mutilarsi e privarsi da soli di qualcosa di utile e prezioso?

Non faremmo prima a riconoscere di essere tutt’altro che indipendenti e di avere bisogno di un rapporto innanzitutto con Qualcuno e poi comunque con gli altri?

Guardalo, l’uomo contemporaneo: si é liberato di tutto, per diventare finalmente che cosa però? Libero, felice?

Messo da parte Dio, messi da parte gli altri, perché lui non ha «bisogno» di queste cose medioevali, con che cosa si é ritrovato?

Con gli psichiatri e gli psicofarmaci. Che poi, per inciso, non funzionano (é ora di dirlo).

Il diavolo, tuttavia, ci racconta solo le balle che noi stessi vogliamo farci raccontare, come nelle truffe: é il truffato che consegna i soldi, in questo caso la propria anima, al truffatore.

Lo so anche io che Dio sembra pesante e gli altri sono insopportabili. Io sono insopportabile, tu sei insopportabile, tutti sono
insopportabili.

Però la scommessa e la sfida della vita é quella di riuscire ad andare oltre quella insopportabilità e relazionarsi con tutti, nonostante i propri limiti, inadeguatezze, difetti e nonostante quelli altri.

Tu sei lì che cerchi un partner che abbia «interessi in comune con te» e non ti rendi conto di essere profondamente patetico perché per una relazione non servono affatto interessi in comune, ma stati evolutivi superiori che consentano di capire e gestire le cose degli uomini.

Bisogna rassegnarsi alla necessità di relazionarsi con gli altri anche quando non se ne ha voglia, perché gli altri sono prolissi,
antipatici, pesanti, offensivi, tutto quel che ti pare.

Il cellulare che ti sussurra in continuazione all’orecchio «non ti basto io?» ti sta mentendo e ci sta riuscendo solo perché tu vuoi credergli e tu vuoi credergli per via delle tue ferite.

Ma il digitale resta solo un mezzo, uno strumento, come il vecchio telefono a disco: ai due poli ci sono e ci saranno sempre delle persone.

Non puoi innamorarti dello strumento e lasciar perdere le persone, se lo farai non potrai mai essere felice.

Evviva noi.

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17 cose su come gestire gli idioti.

1) Ti ricordi a scuola? Alle riunioni, di qualsiasi tipo? Al lavoro? Su, ad esempio, una ventina di persone, ce n’erano sempre due o tre lucide e che capivano le cose, mentre il resto faceva per lo più presenza, con varie gradazioni di deviazione, fino a quelli che non capivano assolutamente nulla, ma erano convinti di aver capito tutto. Sui social é grossomodo la stessa cosa, solo un po’ peggio.

2) Perché addirittura un po’ peggio? Per vari motivi, tra cui ad esempio il fatto che la comunicazione per iscritto, specialmente per chi ha già qualche limite cognitivo, é molto più difficoltosa di quella in diretta o in presenza; un altro motivo, poi, é quello per cui oggigiorno ognuno si sente non solo legittimato, ma a volte anche in dovere, di avere un’opinione su tutto e di manifestarla, anche a costo di digitarla con un linguaggio ridicolo, fosse anche la fissione nucleare. Potrei continuare, ma la realtà la conosci anche tu.

3) Dunque per chi crea contenuti e cerca che gli stessi siano più visibili possibile, e dunque abbiano più interazioni possibile, la realtà è che può capitare benissimo che molti commenti siano «problematici», da quelli fuori fuoco a quelli dei veri e propri odiatori, che innescano polemiche, anche verbalmente molto violente, in situazioni del tutto fuori luogo.

4) Quindi come si gestiscono gli idioti? La prima considerazione da fare é che, in tutte le relazioni della vita, specialmente quelle più problematiche, la regola aurea é sempre: ignorare tutte le cose sbagliate fatte dall’altro e rimarcare, facendo quanta più festa possibile, tutte quelle che, invece, sono azzeccate.

5) La prima linea di difesa contro gli idioti, o le idiozie che volta per volta partoriscono, é dunque quella di ignorarli; ignorarli significa sia non rispondere ai loro commenti sia restare emotivamente saldi e leggerli con un sorriso, senza venirne contagiati: la prima parte é facile, la seconda richiede un certo lavoro evolutivo su di te.

6) La buona notizia, però, é che gli idioti non sono sempre e comunque inutili, ma possono essere letteralmente sfruttati per dare ai tuoi contenuti molta più visibilità; più un contenuto é commentato, infatti, e più il social lo farà vedere ai suoi utenti: per questo motivo, in molti casi é utile rispondere agli idioti, perché anche la tua risposta al loro commento accrescerà ulteriormente la visibilità.

7) Quindi qual è il metodo da seguire, bisogna rispondere o no? Innanzitutto, deve rimanere fermo, in tutti i casi, il fatto di ignorarli emotivamente: se ti accorgi che, invece, i loro commenti ti hanno, anche se solo un poco, destabilizzato, meglio non rispondere niente, perché potrebbe nascere una discussione emotivamente pesante per te.

8) In tutti gli altri casi, in cui sei riuscito a rimanere impassibile o comunque sereno di fronte al commento disfunzionale, puoi valutare se rispondere o meno, sapendo che una risposta potrà essere utile per dare valore ai tuoi contenuti.

9) Per valutare se rispondere o no, considera il grado di
disfunzionalità del commento che hai ricevuto: se, ad esempio, é un commento di una persona che non ha evidentemente capito niente, ma é comunque espresso in modo garbato e beneducato, allora puoi
sicuramente rispondere.

10) Se, invece, é un commento maleducato, sgarbato, provocatorio, offensivo devi valutare: puoi anche rispondere, ma c’è il rischio che poi la situazione degeneri, non tanto a livello verbale quanto di conseguenze emotive per te – potresti perdere la tua impassibilità e non ne vale assolutamente la pena. Procedi dunque solo se sei abbastanza sicuro di quello che stai facendo e di come ti senti.

11) Ti ho parlato sinora del se e quando rispondere agli idioti, ora dobbiamo vedere anche però che cosa rispondere, cioè con quali contenuti. A riguardo, io seguo e consiglio la celebre indicazione «never complain, never explain».

12) Non lamentarti mai dei commenti che hai ricevuto, non fornire mai spiegazioni relative ai tuoi contenuti a uno che ha lasciato un commento in cui dimostra che non ne ha capito niente: sarebbe del tutto inutile, continuerebbe a non capirlo lo stesso e tu faresti solo la figura di quello che é così disperato da rincorrere l’utente «Candy Candy Forza Napoli» per avere visibilità.

13) Quando crei un contenuto, infatti, sei già abbastanza generoso verso gli altri: hai donato loro delle considerazioni e dei concetti che potranno esser loro utili; il lavoro di capirlo adeguatamente però spetta solo a loro: così come un libro ha due autori, anche un contenuto dipende sempre sia da chi lo scrive ma anche da chi lo legge.

14) Una cosa da evitare assolutamente e in ogni caso é giustificarsi di fronte a persone che ti offendono, specialmente attribuendoti una caratteristica specifica, come, prendiamo ad esempio, quella di razzista: in casi del genere, chi si mettesse a compilare una articolata risposta in cui elencasse tutti i motivi per cui non sarebbe, in ipotesi, razzista, farebbe innanzitutto una pessima figura, ma soprattutto starebbe letteralmente nutrendo l’idiota di turno.

15) La gente non sta bene, crede di capire le cose, di essere in grado di esporle correttamente, ma non è in grado di fare né l’una né l’altra cosa: tutta questa idiozia ti potrà essere molto utile se la saprai gestire, seguendo le indicazioni di questo post e le altre considerazioni che potrai fare partendo da esse.

16) Impara ad amare anche il tuo nemico, come insegnano da secoli le grandi tradizioni sapienziali dell’umanità: ricordati sempre che quello che non va degli idioti non sono loro, ma semmai la tua incapacità di gestirli, sia materialmente che emotivamente.

17) Se vuoi apprendere altre cose fondamentali per migliorare la tua vita personale e professionale, valuta un percorso di counseling con me: sei il benvenuto.

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13 cose sul perché é meglio non bloccare mai nessuno.

1) Questo post riguarda le relazioni normali, non quelle dove c’è una persona che commette reati gravi e reiterati come gli atti
persecutori, per le quali ovviamente sono destinate a valere considerazioni diverse.

2) Bloccare una persona é spesso una manifestazione di maleducazione o di scarsa buona educazione: ci sono modi più cortesi di comunicare il messaggio per cui non si è interessati a relazionarsi oppure modi più funzionali di gestire i conflitti.

3) Di solito, le persone finiscono per bloccare persone con cui non sono interessate ad interagire o persone di cui, all’opposto, sarebbe molto interessate, ma con le quali c’è un conflitto, apertosi durante una relazione in corso.

4) Le relazioni, peraltro, sono fatte di conflitti continui, perché ognuna delle due persone ha gusti, propensioni e desideri diversi e quindi é necessaria una mediazione costante tra le aspirazioni di entrambi.

5) Oltre che un gesto di scarsa buona educazione, bloccare un’altra persona é un forte segnale di immaturità e infantilismo, soprattutto quando viene realizzato da persone che, per la loro età e le circostanze, dovrebbero all’opposto possedere una certa capacità relazionale.

6) Siccome non c’è due senza tre, bloccare le persone, specialmente quelle per noi significative in caso di conflitto, é indice di una concezione materialistica e narcisistica delle relazioni, dove le persone vengono reificate e sono dunque trattate come cose, che quando non servono più vengono semplicemente buttate via.

7) Bloccare un’altra persona, dunque, é l’erezione di un muro tra te e quella persona che determina un’uscita di energia violenta sia per quella persona, che potrebbe, specialmente se non dispone di un certo grado evolutivo, risentirsene anche malamente, sia, soprattutto per te – ed é questa la considerazione più importante da fare.

8) Ogni volta che blocchi una persona trasmetti al tuo inconscio e a te stesso tre messaggi disfunzionali: quello di essere maleducato, immaturo e infantile, materialista e narcisista, col bel risultato che ovviamente diventerai nella realtà sempre più simile a questa immagine deteriore di te.

9) Quasi tutte le volte che blocchi qualcuno, inoltre, eserciti il giudizio, un veleno estremamente tossico in cui tu ti metti al di sopra dell’altro e giudichi l’altro come una persona inadeguata.

10) Il giudizio é tossico perché ricade su te stesso, infatti é un punto di vista che poi, proprio come un paio di occhiali, finirai per usare anche quando ti chiederai a valutare te stesso, una valutazione da cui purtroppo non uscirai bene.

11) Il giudizio é, poi, anche tossico perché é il necessario presupposto dell’ira, uno dei sette peccati capitali, cioè una delle «buche» in cui volta per volta finiamo per cadere quando non siamo al nostro meglio.

12) Il contrario del giudizio é la compassione ed è questo un atteggiamento molto più funzionale verso le persone e le relazioni difficili della nostra vita.

13) Tutte queste considerazioni riguardano processi interiori e non ti impediscono di tutelarti: puoi fare le stesse cose, ma con un atteggiamento interiore molto più sereno e tranquillo ed in effetti servono proprio per non farti contagiare dalla negatività altrui.

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Buon Venerdì Santo a tutti.

Oggi é il giorno del sacrificio del nostro Maestro e mi tornano in mente queste parole di uno dei più grandi scrittori dell’umanità, perché il cristianesimo non è, in fondo, una religione, ma una fede, è la fede a sua volta é solo ricambiare un amore che si é ricevuto sin da prima della nascita e, quindi, una relazione con Lui che si sceglie di avere.

«Di me le dirò che sono figlio del mio secolo, figlio della
miscredenza e del dubbio, e non solo fino ad oggi, ma tale resterò (lo so con certezza) fino alla tomba. Quali terribili sofferenze mi è costata – e mi costa tuttora – questa sete di credere, che tanto più fortemente si fa sentire nella mia anima quando più forti mi appaiono gli argomenti ad essa contrari!

Ciononostante Iddio mi manda talora degl’istanti in cui mi sento perfettamente sereno; in quegli istanti io scopro di amare e di essere amato dagli altri, e appunto in quegl’istanti io ho concepito un simbolo della fede, un Credo, in cui tutto per me è chiaro e santo.

Questo Credo è molto semplice, e suona così: credere che non c’è nulla di più bello, di più profondo, più simpatico, più ragionevole, più virile e più perfetto di Cristo; anzi non soltanto non c’è, ma addirittura, con geloso amore, mi dico che non ci può essere.

Non solo, ma arrivo a dire che se qualcuno mi dimostrasse che Cristo è fuori dalla verità e se fosse effettivamente vero che la verità non è in Cristo, ebbene io preferirei restare con Cristo piuttosto che con la verità.»

Lettera a Natalija Dmitrievna Fonvizina (Fedor Dostoevskij, 1854)

Buon venerdì santo, buona Pasqua a tutti.

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Persone tossiche: la corsa a eliminarle.

In quel tempo, Pietro gli si avvicinò e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.» (Mt 18,21-35)

Nella tua smania di procedere ad eliminare le «persone tossiche», applicando gli ultimi slogan motivazionali che hai trovato sui social, ricordati ben sempre che ogni persona ha qualcosa di tossico o, per meglio dire, disfunzionale, compreso te stesso.

Se la pulizia del tuo sistema relazionale significa espungere tutte le persone che qualche volta non ti hanno ascoltato, ti hanno fatto sentire inadeguato, non sono state disponibili o ti hanno offeso, allora preparati a ritrovarti completamente da solo entro pochi mesi al massimo, cosa che rappresenta il vero scopo delle convinzioni disfunzionali e demenziali oggi dominanti.

Le relazioni non sono oggetti che si buttano quando hanno dato cattiva prova, salvo casi estremi, ma situazioni sulle quali si può lavorare in ogni momento. Buttare una relazione appena c’è in essa qualcosa che non va è consumismo e capitalismo hard core applicato agli esseri umani: non va bene!

In ogni relazione disfunzionale c’è qualcosa di buono, come insegna la storia di A child called it, di David Pelzer, cui consiglio a tutti di dare un buon ripasso.

Soprattutto, quando pensi di non poter perdonare gli altri, hai considerato che il primo ad essere stato perdonato, o comunque ad aver bisogno di esser perdonato, a volte, sei proprio te stesso?

Il cristianesimo ti insegna a perdonare mentre la satanica modernità, tutto all’opposto, ti insegna a serbare rancore per sempre, ma se segui la dottrina di Cristo avrai relazioni soddisfacenti e felici, in cui ognuno dei due protagonisti accetta se stesso e l’altro con tutti i suoi limiti, difetti e inadeguatezza, se, invece, segui gli insegnamenti del mondo ti troverai presto solo col tuo livore.

Pensaci.


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Cambia la tua vita con un tappo di sughero al collo.

Il tappo al collo.

Nel luglio 1941, la regia Marina italiana partì con una piccola, ma agguerrita e, come vedremo, ben istruita, flottiglia di natanti alla conquista dell’isola di Malta (operazione Malta Due).

Siccome sarebbe stato importante sorprendere il nemico, era
fondamentale che i marinai mantenessero il silenzio, senza gridare,
fare versi o anche solo parlare.

La geniale soluzione escogitata dai vertici della Marina italiana fu
di munirsi di spago e tappi di sughero con il quale appendere al collo
di ogni incursore appunto un tappo.

Confezionate le collane per ogni marinaio, fu impartito l’ordine
tassativo di andare alla conquista di Malta stringendo tra i denti il
tappo di sughero. Se fosse, per un attimo, caduto, sarebbe stato
sufficiente recuperarlo prontamente e riposizionarlo tra i denti, con
lo scopo ultimo di assicurare il mantenimento del silenzio.

La spedizione non andò bene, ma questa idea del tappo di sughero l’ho
mutuata per molte coppie in crisi nel mio lavoro di counselor e
mediatore familiare, dove tra i vari primi interventi di emergenza
faccio spesso fabbricare questa collana dell’ascolto, che uno deve
attivare quando l’altro comincia a parlare e disattivare solo una
volta che l’altro ha terminato.

Quello che manca in molte relazioni, non solo quelle di coppia, é
proprio l’ascolto e spesso non manca per differenze culturali,
mancanza di tempo, problemi cognitivi o altro, manca proprio perché
uno semplicemente non ascolta, preferisce interrompere l’altro, sempre
troppo presto, per dire la sua.

Magari penserai che in fondo é normale, oggi va così, il mondo é un
turbinio, io cervello é una sfoglia di cipolla e via cazzeggiando, ma
io ti dico che senza ascolto non c’è relazione.

Senza ascolto non c’è relazione, su questo non ci sono cazzi.

Qualsiasi relazione: genitori figli, fratelli, amici, coppia e persino
umano animale.

Se ognuno dei due poli della relazione non è, tendenzialmente in
qualsiasi momento, disposto a farsi piccolo e a lasciare entrare le
emozioni dell’altro, per ascoltarlo e finire così a fargli compagnia
nelle sue stesse emozioni (compassione), stabilendo così quella
connessione che é l’unica cosa che serve ad affrontare i problemi,
allora quella relazione non è autentica: quella relazione,
semplicemente, non é.

Oggi, il 90% delle relazioni non sono autentiche.

Per questo i matrimoni non durano, i figli non ci corrispondono e
spesso li sentiamo come estranei, venendone ricambiati, le amicizie
sono di plastica, le donne sono solari e, generalmente, siamo meno
felici di quello che eravamo un tempo, sia come individui che come
generazione.

Possiamo fare in modo che le relazioni tornino ad essere autentiche e
il primo passo per andare in questa direzione é aprirci all’ascolto.

C’è un prezzo da pagare, ma ne vale la pena.

Legati un tappo di sughero al collo appena possibile e non avere paura
di usarlo tutte le volte in cui ti servirà.

Conclusioni

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