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Il sale della terra.

La verità del cristianesimo, ma anche quella di tutte le altre tradizioni sapienziali, fa tanto più male quanto più te ne sei allontanato.

Se ti fa male, dunque, la colpa è di chi te la riporta al cuore o tua che te ne eri allontato?

Il sale brucia quando cade sulle tue ferite, ma impedisce così che vadano in putrefazione.

Il sale perde il suo sapore quando viene addolcito, ma allora non serve più a niente e si può davvero buttare a terra, dove sarà calpestato da tutti.

Chi può portare la verità, o anche solo un pezzo di essa, é il sale della terra.

Ma la verità si può portare solo così com’é, altrimenti non é più lei, non serve più a niente.

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L’uomo di oggi e il dolore.

In tempo di neopaganesimo, in cui le grandi tradizioni sapienziali della storia dell’umanità, compreso il nostro cattolicesimo romano e, più in generale, il cristianesimo, sono state buttate via, l’uomo contemporaneo resta privo di adeguata spiegazione del dolore e, di conseguenza, di qualsiasi strumento per affrontarlo.

Gettato cognitivamente in un pozzo buio e profondo, in cui viene tenuto prigioniero da qualche vago e impreciso scampolo di logica meccanicistica, l’uomo di oggi diventa completamente naïve e non é più in grado di adottare decisioni adeguate, di dare direzione alla propria vita, in relazione al male che la stessa pur necessariamente é destinata a contenere.

La vita è dura e contiene la sofferenza: è la prima delle quattro grandi nobili verità del buddismo. Da oltre venti secoli, inoltre, grandi pensatori cattolici e non si pongono il tradizionale dubbio “si Deus est, unde malus” – rileggiti, per andare ancora più indietro, il difficile, ma bellissimo libro di Giobbe.

Compito delle tradizioni sapienziali é da sempre appunto fornire all’uomo gli strumenti per affrontare il dolore che, giocoforza, fa parte della vita, ma l’uomo di oggi, sceso del tutto dalle spalle dei giganti del passato, non lo sa.

Egli ha costituito la scienza meccanicistica in divinità. Trascurando il fatto che si tratta solo di un metodo e non certamente di una dottrina del tutto, ne ha fatto un vero e proprio idolo, e questo idolo esige sacrifici di sangue, come tutti i falsi dei.

Come sembra suggerire Chesterton, dunque, l’ateismo é una auto amputazione, che lascia l’uomo privo di un occhio in più per vedere, di una gamba per camminare, tanto più assurda in quanto priva di qualsiasi ragione, come il gesto di chi, in miseria, butta denaro dalla finestra, usa vestiti nuovi come stracci o formatta l’hard disk contenente le informazioni che gli servono per il suo lavoro.

All’uomo di oggi é stato insegnato a non credere in Dio, ma a credere, piuttosto ai medici e alla scienza, così non c’è da stupirsi se di fronte alla perdita di una figlia, peraltro non ancora nata, cosa che purtroppo può succedere, egli rimanga senza altre soluzioni che quella di prendersela col primario, il nuovo dio in cui la modernità gli ha insegnato a credere, finendo solo per produrre ancora più violenza, sia a un proprio fratello che a se stesso.

In tutto questo, ci sono anche menti freschissime convinte che “ci stiamo evolvendo” quando siamo sempre più fragili, immaturi, bambini e incapaci di un minimo sindacale di strategia di coping per avere a che fare con le cose che fanno normalmente parte della vita, come migliaia di pensatori venuti prima di noi, oggi snobbati, hanno insegnato.

Forse è il caso di cercare di risalire sulle spalle di quei giganti, che abbiamo buttato via troppo presto.

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Se noi uomini sposassimo le donne che meritiamo…

In questa scena, tratta dal film «Un marito ideale» del 1999, a sua volta tratto dalla celebre commedia di Oscar Wilde, una battuta fulminante che l’uomo di oggi dovrebbe riguardarsi spesso e sulla quale dovrebbe riflettere a lungo.

Oggi, infatti, molte persone si privano della bellezza e della felicità per convinzioni limitanti: sentono di non «meritare» di essere felici o di avere cose belle.

Come è diversa, invece, la prospettiva, che, mi dispiace, ma è anche quella della dottrina cattolica, per cui l’uomo in realtà non si merita nulla, ma riceve ugualmente tutto in dono e il suo compito è, al contrario, quello di essere grato di ciò che riceve e metterlo a disposizione degli altri, senza nasconderlo sotto la sabbia – rileggere, a riguardo, la parabola dei talenti.

Nessuno di noi ha ciò che si merita, pensare che si riceve quello che si merita in fondo è solo da presuntuosi, perché se avessimo ciò che davvero meritiamo, allora poveri noi!

Ricevi con gratitudine.


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Buon Venerdì Santo a tutti.

Oggi é il giorno del sacrificio del nostro Maestro e mi tornano in mente queste parole di uno dei più grandi scrittori dell’umanità, perché il cristianesimo non è, in fondo, una religione, ma una fede, è la fede a sua volta é solo ricambiare un amore che si é ricevuto sin da prima della nascita e, quindi, una relazione con Lui che si sceglie di avere.

«Di me le dirò che sono figlio del mio secolo, figlio della
miscredenza e del dubbio, e non solo fino ad oggi, ma tale resterò (lo so con certezza) fino alla tomba. Quali terribili sofferenze mi è costata – e mi costa tuttora – questa sete di credere, che tanto più fortemente si fa sentire nella mia anima quando più forti mi appaiono gli argomenti ad essa contrari!

Ciononostante Iddio mi manda talora degl’istanti in cui mi sento perfettamente sereno; in quegli istanti io scopro di amare e di essere amato dagli altri, e appunto in quegl’istanti io ho concepito un simbolo della fede, un Credo, in cui tutto per me è chiaro e santo.

Questo Credo è molto semplice, e suona così: credere che non c’è nulla di più bello, di più profondo, più simpatico, più ragionevole, più virile e più perfetto di Cristo; anzi non soltanto non c’è, ma addirittura, con geloso amore, mi dico che non ci può essere.

Non solo, ma arrivo a dire che se qualcuno mi dimostrasse che Cristo è fuori dalla verità e se fosse effettivamente vero che la verità non è in Cristo, ebbene io preferirei restare con Cristo piuttosto che con la verità.»

Lettera a Natalija Dmitrievna Fonvizina (Fedor Dostoevskij, 1854)

Buon venerdì santo, buona Pasqua a tutti.